TREVISO - Guerra di perizie, con spiegazioni fra loro diametralmente opposte nelle conclusioni, nel procedimento penale a carico dei medici Arturo Tamburino, 65 anni, originario di Montebelluna, ma domiciliato a Monastier, e Giuliano Callegari, 58 anni, di Paese, sono chiamati a rispondere dell’ipotesi d’accusa di lesioni per colpa medica.
Per colpa, imperizia e negligenza, quali medici curanti di Maria Luisa Zambon affetta da un fibrosarcoma alla tibia destra, i due imputati, assistititi e consigliati dagli avvocati Ricci e De Marchi, avrebbero commesso una serie di errori di valutazioni - secondo la ricostruzione del pm Antonio Miggiani sulla base degli elementi di prova emersi dalla cartelle cliniche e dalla denuncia presentata dalla paziente, che si è costituita parte civile con l’assistenza dell’avvocato Paolo De Girolami.
I due medici, secondo l’accusa, non avrebbero adottato tutte le misure per formulare un’esatta diagnosi, ma avrebbero anche sbagliato nella programmazione chirurgica e nella conduzione dell’intervento, effettuato il 24 aprile del 2007. Con tale condotta - secondo il pm Miggiani - avrebbero cagionato alla paziente l’insorgenza di un ematoma recidivante da rimozione parziale della neoplasia, facendo aumentare la possibilità di metastasi e ritardo di guarigione. Ciò avrebbe determinato una malattia superiore ai 40 giorni.
Secondo gli esperti della difesa i due medici non avrebbero sbagliato (l’assicurazione che inizialmente sembrava disposta a risarcire il danno ha così scelto di affrontare il processo), mentre per la Procura la "colpa medica" è evidente. Identica la conclusione dei periti di parte civile per i quali la prognosi di guarigione e le complicazioni avrebbero causato una malattia molto più grave. In aula, angosciata e in lacrime, anche la figlia della paziente. «Per quell’errore, nonostante i successivi interventi in altri ospedali - ha spiegato - mia madre ora sta molto male».