VENEZIA - Un cumulo di terra in un lembo nascosto del cimitero di Vigonovo. Una sepoltura anonima, fatta di sera, perché nessun potesse vedere e ancor meno sapere chi ci fosse all'interno di quella misera bara, pagata forzatamente dal Comune assieme alle spese per il trasporto del feretro.
Sul mucchio di terra nessuna croce, nessuna targa identificativa, niente di niente. Da una decina di giorni, all'insaputa di tutti, sotto quel cumulo di terra, in un angolo appartato del cimitero di Vigonovo, è sepolto Igor Milic, il sedicente ingegnere sessantatreenne, di origine slovena che poco più di un mese fa, nel giorno del mercato settimanale, ha fatto saltare in aria il condominio dove abitava, distruggendo alcuni garage e il tetto della palazzina composta da 18 appartamenti in via 4 novembre in centro al paese.
Una vendetta messa in atto da Milic per fare una strage dei vicini con i quali era continuamente in lite e contro l'amministratrice del condominio che lo aveva denunciato per danni morali, chiedendogli un risarcimento di 25mila euro. È morto solo lui, suicida. È stato trovato impiccato. La strage è stata evitata per puro miracolo, grazie anche al coraggio e all'intuito di un vigile del fuoco fuori servizio che è riuscito a staccare il quadro della corrente elettrica e a fare allontanare la gente da sotto il palazzo alcuni attimi prima dello scoppio del tetto.
Un piano diabolico e lucido come hanno appurato pompieri e carabinieri, visto che l’uomo aveva installato una serie di ordigni a tempo, forse per colpire anche i soccorritori. Per Igor Milic non c'è stata neanche la cerimonia religiosa. D'altronde del suo credo religioso non si sa niente, come d’altronde ancora non si sono fatti vivi parenti per reclamarne la salma. Né dalla Slovenia, paese d'origine, né dall'Italia, dove risiedeva da circa trent’anni.