VENEZIA (13 giugno) - La Lega non fa il pieno ma porta a casa due poltrone strappate agli avversari, il Pd non crolla tenendo la bandiera in Provincia di Rovigo e soprattutto a Padova mentre stavolta è il Pdl a restare sostanzialmente a bocca asciutta anche se la sfida più impegnativa di questi ballottaggi in Veneto l’ha sostenuta l’unico candidato del Popolo delle Libertà, nella città del Santo.
È qui che si giocava una delle partite più importanti, ed è qui che i partiti sono rimasti al palo. Tutti, quelli di centrosinistra e quelli di centrodestra: i primi perché di fatto "scaricati" dal vincitore, l’uscente Flavio Zanonato. I secondi, perché anziché aggiungere voti a quelli raccolti da Marin al primo turno, glieli hanno tolti. Quindici giorni fa Zanonato aveva poco più di mille voti di vantaggio su Marin, ma quest’ultimo ha incassato l’appoggio dell’Udc, di Intesa Veneta e di altre liste minori rimaste escluse dai ballottaggi: un pacchetto potenziale di quasi settemila voti. Invece, ieri le urne hanno detto che sono tutti andati al mare.
Peso e ruolo dei partiti finiscono nel mirino al termine di questi ballottaggi (qui tutti i risultati). Il leghista Antonello Contiero che a Rovigo due settimane fa aveva raccolto il 48,69% delle preferenze contro il 36,72 di Tiziana Virgili, del Pd: una voragine di 18mila voti di distacco, un’enormità che incredibilmente si è sciolta come neve al sole. La Virgili, 51 anni, medico dell'Usl, ha vinto con 3.500 voti in più dell’avversario. Evidente il messaggio lanciato dal Pdl rodigino, in particolare nel capoluogo, dove è andato a votare un elettore su tre rispetto al primo turno: tutti al mare e Provincia regalata al Pd.
Ma la Lega può ritenersi soddisfatta per aver strappato al Partito Democratico due Province come Venezia e Belluno. A Venezia Francesca Zaccariotto ha scelto una linea più conciliante rispetto alle alleanze e la moderazione l’ha premiata nel confronto con il presidente uscente Davide Zoggia, penalizzato soprattutto dal crollo di voti nel capoluogo. Dettaglio questo che apre scenari interessanti sulla partita che si giocherà il prossimo anno, per l’elezione del sindaco lagunare. Il ministro Renato Brunetta ha ripetutamente lanciato segnali di interesse verso una corsa che a questo punto si preannuncia praticabile in una città che non è più una roccaforte "rossa". A Belluno l’altro leghista Gianpaolo Bottacin ha tenuto duro e ha mantenuto duemila voti di scarto, sufficienti per mandare a casa il presidente uscente, Sergio Reolon.
Ora che le bocce si sono fermate, si tirano le somme e si vede che su 19 ballottaggi 8 sono andati al Pdl, 7 al Pd e 4 a candidati leghisti in metà dei casi appoggiati anche dal Popolo delle Libertà. Numeri che fanno tirare il fiato al centrosinistra nonostante la perdita di alcune amministrazioni: non c’è stato il temuto collasso, e l’immutato vantaggio di Lega e Pdl lascia inalterata la tensione tra i due alleati che vede sullo sfondo le regionali del prossimo anno. Esempio illuminante, la risposta del sindaco di Verona Flavio Tosi alla domanda se le vittorie a Venezia e Belluno aumentano le possibilità che il prossimo candidato alla Regione sia un Leghista: «No, perché è un dato ormai acquisito».
E anche i primi commenti lasciano intendere che passata la festa (laddove possono festeggiare) Pdl e Lega ricominceranno il duello. «Ancora una volta si conferma la forza della coalizione - è l’analisi di Giancarlo Galan - e l'unità degli elettori di centrodestra, che di fatto governano circa l'80% delle realtà amministrative venete. Ma le nuove vittorie rappresentano la naturale premessa per le affermazioni ancora più significative e importanti e che sono quelle che ci attendono il prossimo anno». Della serie: vince la coalizione, e il cappello ce lo metto io.
Il ministro Luca Zaia, però, è drastico: «Con l'eccezione di Padova capoluogo prosegue con l'avanzata complessiva del centrodestra e, all'interno dell'alleanza, il successo dei tanti candidati leghisti, segno di una regione sempre più verde». Della serie, vinciamo solo noi leghisti. «Il risultato del Veneto - chiarisce per chi non l’avesse capito - è di ottimo auspicio per le regionali del prossimo anno e voglio sperare che, dopo aver letto questi risultati, nessuno più possa mettere in discussione la leadership leghista in questa parte del nostro Paese». Speranza destinata ad andare delusa: la discussione è appena cominciata.