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Martedì 9 Febbraio 2010  /  ultimo aggiornamento h 19:38
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I ristoratori guadagnano come pensionati:
il reddito non supera i 14mila euro

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ROMA (19 luglio) - Ristoratori come pensionati con un reddito lordo tra i 14.500 e i 13.500 euro l'anno. Commercianti, anche all'ingrosso, come lavoratori dipendenti, poco sopra i 19.000 euro. La folta platea di micro-società con contabilità semplificata che dichiara ancora meno, in media 17.000 euro. È quanto emerge da una lettura di dettaglio dei primi dati sulle dichiarazioni fiscali del 2008 diffusi dal Dipartimento Fiscale del ministero dell'Economia. Tutti dati relativi al 2007, anno pre-crisi.

ll reddito medio degli imprenditori della categoria «servizi di alloggio e di ristorazione» (nella quale ci sono anche i titolari di piccoli alberghi, residence e camping, ma anche ristoratori, pizzerie e fast food) è in media di 14.597 euro e crolla a 13.545 euro per 100.000 su 120.000 imprenditori del settore che hanno optato per una forma societaria che consente la contabilità semplificata.

Il loro reddito è praticamente identico a quello dei pensionati, che in media nelle dichiarazioni dello steso anno si attestano a 13.448 euro: li dividono solo 97 euro lordi. Di confronto in confronto, appare che a dichiarare meno dei 19.335 euro dei dipendenti non sono gli «autonomi» ma le mini-società, le imprese di persone con contabilità semplificata che oramai sono la «formula» scelta da molti settori: il commercio, i ristoranti, le attività edili. Il reddito da lavoro autonomo si attesta a 37.124 euro, grazie ai redditi alti di professionisti e medici che alzano la media.

Quello delle micro-società è in media di 17.007 euro, circa 1.400 euro lordi al mese. Intere categorie sono ora rappresentate quasi esclusivamente da questa forma di «mini-impresa» personale a contabilità semplificata. Vi rientrano soprattutto gli operatori del settore del commercio (672 mila), delle costruzioni (380 mila), del trasporto (82 mila), alberghiero e della ristorazione (100 mila). Anche per loro i redditi sono al lumicino. Lo stesso vale per il commercio: la media di reddito si attesta su 19.795 euro.

Se il commerciante è lavoratore autonomo dichiara in media 11.759 euro, se ha una società a contabilità ordinaria dichiara 33.032 euro. Ma si crolla a 17.507 euro - lo stesso livello di un metalmeccanico che indossa la tuta blu da una decina di anni - per le 672 mila società del commercio all'ingrosso e al dettaglio che applicano la contabilità semplificata.

Gli imprenditori del settore trasporto (dai taxi ai padroncini) e i titolari di agenzie di viaggio dichiarano in media meno di un lavoratore dipendente. I primi denunciano al fisco una media di 16.837 euro di reddito che scende a 15.468 se si è scelta la forma della società in contabilità semplificata.

Per le agenzie di viaggio e di servizio alle imprese, invece, il reddito medio si attesta 18.725 euro (a 16.849 in semplificata). Poco sopra sono invece gli imprenditori edili: il reddito è di 20.317 euro - meno di quanto previsto dal contratto per un maestro elementare ad inizio carriera - ma scende a 18.582 euro per le 380 mila società «semplificate».

Un reddito più alto, invece, ci si sarebbe atteso dagli agenti immobiliari, visto l'alto prezzo degli immobili sui quali applicano le provvigioni. La media dichiarata dal settore è di 21.596 euro, in pratica l'equivalente di una provvigione del 3% sulla vendita di due case da 310.000 euro. I circa 1.000 agenti immobiliari-lavoratori autonomi dichiarano in media 11.759 euro, le 672.000 società in semplificata, invece, 17.507 euro.

Nelle fila dei lavoratori autonomi rimangono invece i professionisti (561 mila) e i medici e sanitari (218 mila): il loro reddito è però decisamente sopra la media. Il grande calderone dei professionisti (da notai ad avvocati, da commercialisti a geometri) dichiara in media 36.369 euro, i medici e sanitari 44.205 euro.

Ma ci sono anche gli artisti e gli sportivi e gli imprenditori del settore: la loro categoria dichiara in media 24.800, una media tra i 12.574 di chi ha una società in contabilità semplificata e i 32.027 di chi stacca le ricevute come lavoratore autonomo.

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 COMMENTI    commenti (30 di 35)ordina dal più vecchioOrdinaprecedentepag: di 2 successivascriviScrivi  
vita duara quella del ristoratore
Concordo con pier a proposito delle tasse non congrue e sul fatto che non è tutto oro quello che luccica.

sono un cuoco /ristoratore , e secondo mè è tutta una buffonata.
Come al solito vengono attaccate le categorie piu deboli e quelle che alla fine se fanno del nero lo fanno solo per sopravvivere.
Sono finiti i tempi del ristoratore col ferrari e le ville al mare.
Oggi un ristoratore , a parte l'impegno praticamente totale che ci deve mettere per mandare avanti un'attività, si trova a dover combattere con tanti problemi :

1) il personale : tante ore di lavoro che pagate in busta costano una fucilata.
e per poter servire delle pietanze di qualità, abbisogna di tanto personale

2) la crisi, che attanaglia tutte le imprese italiane. ( i ristoratori vengono additati come LADRI non tenendo conto che le spese da sostenere sono tantissime , e che le materie prime di qualità ...costano... )per lavorare... devono abbassare i prezzi.

3) il sistema di detrazione degli investimenti sull'attività ...
4) le tasse spropositate

5) gli affitti altissimi

i signori che tanto additano i ristoratori tacciandoli di cosi grandi ruberie, dovrebbero aprirsi un ristorante e vedere di cosa si parla...
una cosa da esaurimento nervoso
secondo mè, molti ristorantori alla fine....questo lavoro lo fanno per passione e di sicuro non hanno il ritorno che spetterebbe per cosi tanto impegno e lavoro .

commento inviato il 22-07-2009 alle 23:02 da clod

 
il ragionamento fila (sulla carta)...
Ma non risolve l'interrogativo finale. Quello "etico". Perchè mai due soggetti posti nella stessa situazione di difficoltà, l'imprenditore e il dipendente, debbano essere oggetto di un diverso sentire se reagiscono nella stessa maniera. Il primo evadendo, il secondo (cassintegrato) lavorando in nero. Non vedo differenza, nel danno che provocano alla comunità. Sono entrambi degli evasori fiscali. Ma il primo lo si ricerca, il secondo no.

commento inviato il 21-07-2009 alle 11:53 da Oronzo

 
Rispondendo per punti:

Laffer: se alla prova dei fatti (ripetuta due volte) una teoria produce gli stessi risultati, non si può dire che è sbagliata la realtà. La teoria non funziona, prendiamone atto. Secondariamente, se qualcuno evade le tasse, qualcun altro deve pagarle per lui, per cui l’onere della tassazione crescente non si risolve, si sposta.
La soluzione civile è pagare le tasse e pretendere che lo Stato usi bene quei soldi, erogando servizi e così accrescendo il potere d’acquisto dei consumatori (se per esempio la sanità fosse davvero, ogni famiglia risparmierebbe ca. 500 euro di esami e cure l’anno).
Il comportamento che adottiamo credendo di essere furbi ossia accettare disservizi in cambio di evasione per chi può è ingiusta e stupida, dato che un servizio reso bene o reso male costa più o meno lo stesso, però nel secondo caso sono soldi buttati.
Quanto all’imprenditore, il rischio è connaturato nella stessa parola ‘impresa’, che può riuscire oppure no. Se riesce, i profitti sono suoi, ma se non riesce i debiti non possono essere degli altri.
Il dipendente non è un imprenditore, sceglie di avere un reddito fisso a rischio basso.
E’ come quando fai un mutuo. Puoi farlo fisso o variabile. Se lo fai variabile non puoi piangere quando le rate sono alte, perché non mi risulta che fai beneficienza quando sono basse. Se lo fai fisso, paghi mediamente di più ma ti garantisci la cifra.
Nessuna delle scelte è spregevole, solo bisogna essere coerenti.

commento inviato il 21-07-2009 alle 09:24 da Pier

 
Non ho una trattoria...
...anche se qualche volta penso che dietro i fornelli mi ci sarei trovato bene! Ma non rispondi comunque alle mie domande, Pier. La prima: non mi interessa affatto cosa Reagan abbia fatto della teoria di Laffer. Ciò che mi importa è come la curva a campana dimostri lo strangolamento del contribuente di fronte ad una tassazione crescente, che lo porta fatalmente all'insolvenza. La seconda: perchè mai solo l'imprenditore - per il solo fatto di avere un rischio di impresa - deve essere sempre E COMUNQUE senza ombrello quando piove, indipendentemente dalle proprie capacità o dalla bontà delle proprie scelte commerciali ed imprenditoriali?. Di più, venga anche fatto oggetto di pubblico dileggio? Mentre invece il dipendente "xe sempre el poareto" oggetto quindi di attenzioni e di commiserazione. Curiosamente poi, se l'imprenditore i soldi riesce a farli è comunque un ladro e un profittatore. Se non ci riesce è un fallito ed un inetto. Sono queste forme mentis che non mi tornano. E sono una costante del pensiero comune. A questo punto, permettetemi di porre sullo stesso piano il cassintegrato doppiolavorista in nero (che non ce la fa con i 500 euro/mese della cassa integrazione), con il piccolo imprenditore (il ristoratore della situazione magari) che fa del nero a puro scopo di sopravvivenza. Il primo però è comunemente uno che giustamente cerca di sbarcare il lunario. Il secondo va invece ingabbiato buttando via la chiave.

commento inviato il 21-07-2009 alle 00:03 da Oronzo

 
Sì, un po' mi intendo di economia
La curva di Laffer direbbe che un'alta tassazione % disincentiva l'attività economica, e pertanto riduce il gettito assoluto, che potrebbe essere allo stesso modo raggiunto e persino superato con una bassa tassazione %, che consenta di fare più impresa, aumentando così anche l'occupazione.
Tuttavia chi l'applicò, Reagan e Bush II, produssero assieme il debito pubblico più alto della storia USA, quindi qualcosa non ha funzionato, e se siamo in crisi qualche cosa a Laffer la dobbiamo.

Quello che nn ha funzionato, secondo me, è che se io riduco le tasse alle imprese le riduco a tutti gli imprenditori, capaci ed incapaci e quindi rendo il sistema globalmente più inefficiente.
Se invece aumento il potere d'acquisto dei consumatori o riducendo la tassazione alle persone fisiche o fornendo servizi pubblici degni di questo nome (e ti faccio notare che siamo TUTTI consumatori, tutti abbiamo figli da mandare a scuola, tutti ci ammaliamo etc., anche gli imprenditori, quindi non è un ragionamento classista) saranno questi a premiare con la maggiore disponibilità di reddito quelle aziende che offrono il prodotto migliore.

E a questo punto i conti tornano, per tutti. Per te che, se sei bravo, avrai i clienti in trattoria, per i clienti che potranno permettersi la trattoria e per lo Stato che si prenderà le tasse di entrambi.

PS: ma questo Governo nn doveva diminuire le tasse?
PPS: la pressione fiscale italiana è alta, ma guarda che negli USA è al 39%, qui al 43.3%. Laffer o non Laffer.

commento inviato il 20-07-2009 alle 23:01 da Pier

 
Autonomi e dipendenti
Scusa, Pier, ma nessuno nega che l'insolvente debba fallire. Ma è legittimo porsi delle domande sul perchè sia posto in questa situazione. E' facile addebitare la circostanza alla sua incapacità, ma è legittimo chiedersi se la condizione di una tassazione spaventosa unita a costi insostenibili non pongano in difficoltà imprese sane. Se - come pare - ti intendi di economia dai un'occhiata alla curva a campana di Laffer e tutto è chiaro. Il discorso poi era partito dai presunti guadagni risibili dei ristoratori, ma qualsiasi commercialista ti potrà citare lo splitting attuato legittimamente sulle gestioni familiari che spiega ampiamente questi guadagni (io, mio fratello e i nostri genitori gestiamo una trattoria e dividiamo in quattro il reddito). Ciò che non mi va è la faciloneria con la quale si irridono le difficoltà dell'imprenditore (che crepi) mentre invece ci sia grande attenzione per il dipendente che - come dici tu - in cambio di una retribuzione bassa (ma che deve essere sicura) deve avere tutele speciali. Quando piove piove per tutti.

commento inviato il 20-07-2009 alle 22:21 da Oronzo

 
Ottima idea giovanni!
e dato che molto probabilmente saranno evasori anche i concessionari d'auto, da domani butto via la macchina e mi compero il musso! E se fossero evasori anche i negozianti di abbigliamento? Accipicchia, c'è ancora il reato di luoghi osceni in luogo pubblico?

commento inviato il 20-07-2009 alle 22:12 da luca

 
E che chiudano, allora - 3 - @ Oronzo
Oronzo, nn do cosa c'entri questa tua polemica sullo stipendio dei dipendenti.
Sappi che c'è gente che lavora con contratti rinnovati di settimana in settimana, pagata a % sul venduto e parzialmente in natura (ricariche telefoniche).
Non so dove vivi tu, ma quel Paese che ho descritto si chiama ITALIA.

Stabilito questo, puoi ora cercare di stare sul tema?
Un'impresa che non paga i propri creditori - e le tasse sono un debito, lo Stato un creditore, tra l'altro anche privilegiato - si chiama insolvente. Guarda che questa non è una posizione politica. E' diritto commerciale. E un'azienda insolvente DEVE chiudere, perchè ha GIA' fallito, in quanto ha GIA' bruciato il proprio capitale e non è autosufficiente.
Il business plan non sta in piedi.
Un imprenditore che continuasse un'impresa fallita seguiterebbe solamente a bruciare ricchezza, ricchezza che meglio potrebbe essere impiegata da altri imprenditori più bravi.

E con ogni probabilità finirebbe in mano agli strozzini. Quindi, in fondo, è pure suo interesse chiudere e andare a fare qualcos'altro.

Quindi tolleranza zero verso l'evasione.

commento inviato il 20-07-2009 alle 21:32 da Pier

 
Dipendenti a 200 euro mese
Attività con dipendenti a 200 euro/mese? Pier si chiede chi accetterebbe mai un simile trattamento. Ma via, basta trovare l'etnia giusta ed il contesto adeguato. Ci sono i cinesi - che infatti ho citato - che lavorano come bestie guadagnando addirittura meno. Sono schiavi, anzi, e ne abbiamo in quantità: vengono scoperti laboratori clandestini in continuazione. Il fatto è che i loro kapò non vogliono molto: vogliono tutto! Se si degnassero di regolarizzarli in qualche modo, avrebbero degli schiavi alla luce del sole. Sono sicuro che in cambio di un pasto e di una branda sarebbero disposti a lavorare quasi gratis (altro che 200 euro!), e per 16 ore al giorno, come già fanno. Perchè è proprio questo, il punto: LO FANNO GIA' ORA.

commento inviato il 20-07-2009 alle 19:06 da Oronzo

 
La dura legge del mercato ...
... prevede che se alla fine del periodo non ho in cassa abbastanza soldi per pagare i creditori (fornitori, lavoratori, Stato) si chiude.

Questa legge vale e DEVE valere anche in periodo di crisi economica. Soprattutto in periodo di crisi economica.
Gli aiuti - eventualmente - si diano ai consumatori, poi questi scelgono il miglior produttore e mandano a casa i meno competitivi.

E' invece SEMPRE pessima pratica (non sostenuta infatti da NESSUNA teoria economica) drogare il mercato dando aiuti a pioggia alle imprese quale palliativo dello Stato Sociale.
Peggio ancora tollerare l'evasione perchè diventa una tassa contro gli imprenditori onesti.

E' infinitamente meno costoso dare una indennità di disoccupazione e formazione ai dipendenti che si trovano a piedi piuttosto che mantenere un'impresa decotta che non va, anche perchè una volta che un'impresa si abitua alle sovvenzioni non gliele togli più (alias: una volta che hai ceduto al ricatto del 'altrimenti licenzio i dipendenti' questo ricatto si riproporrà ogni volta... FIAT docet).

Infine, a Oronzo, nessuno ti impedisce di stipulare co.co.pro a 200 euro al mese. Per lo meno, non mi risulta che nessuno ti persegua. Poi mi saprai dire chi risponde ai tuoi annunci.

commento inviato il 20-07-2009 alle 17:08 da Pier

 
Pier ha ragione! (2)
Quoto: "Il dipendente deve accettare paghe di mercato? E secondo te, sulla base di che criterio viene pagato?!? Non mi risulta che lo stipendio sia un algoritmo basato sui risultati dell'estrazione del Superenalotto!!!!"

Domattina apro un localino ganzo, e ingaggio un paio di cinesi o (qui ce n'e' un pasto), e calo loro proprio un 200 euro/mese. Magari ci stanno. Magari sono anche bravini.

Che dici, Pier, se po' ffà?

Me le porti tu le arance poi al gabbio?

commento inviato il 20-07-2009 alle 15:34 da Oronzo

 
Bravo Giovanni o Giovnni come hai scritto tu! x commento delle 12,31
Bravo! Continua così, questo si che si chiama ragionare.
Forza ragazzi, facciamo tutti una standing ovation per Giovanni.

commento inviato il 20-07-2009 alle 15:14 da carlo

 
Non siamo sprovveduti
Le tasse si pagano in base ai guadagni. Se veramente i "liberi professionisti" guadagnano così poco, non capisco perché continuino a fare gli autonomi invece di passare a fare i dipendenti: forse perché così dovrebbero pagare più tasse, visto che vengono trattenute alla fonte? ... perché a pagare più tasse, in assoluto e in rapporto al guadagno, sono proprio i dipendenti. Tra l'altro, i dipendenti hanno ben poche possibilità di fare "nero" (se non si accordano col "padrone") e comunque non è affatto conveniente. Forse 'sti poveri non saprebbero fare altro? Beh, quando un dipendente perde il lavoro si trova esattamente nella stessa situazione: per anni ha fatto un lavoro, improvvisamente si deve adattare a fare quello che trova ... In Asia e Africa la mano d'opera è pagata meno? Questo vuol dire che aumentano i guadagni di chi delocalizza (altrimenti chi glielo fa fare?). Vogliamo ridurre anche le nostre paghe a quel livello? ... e poi, chi comprerà più i prodotti se non ha ricchezza sufficiente? Bisognerebbe far rischiare anche i dipendenti? Allora bisognerebbe anche farli partecipare agli utili in modo adeguato ... e addio lauti guadagni per l'imprenditore. Insomma, ognuno paghi il giusto senza fare il furbo, perché così ci guadagnamo tutti a sufficienza ed anche in rapporto al rischio ... sennò che i "furbi" non si lamentino.

commento inviato il 20-07-2009 alle 14:35 da Flavio

 
x pier
Direi ottima la tua idea di far chiudere tutte le attività in difficolta ma, dal momento che più del 90 % delle aziende sono in difficoltà che si fà, le chiudiamo tutte? E gli operai che pagano le tasse dal primo all'ultimo centesimo (tranne ovviamente quelli che fanno straordinari fuori busta o lavoretti in nero) dove vanno a lavorare? E lo stato a chi le fa pagare le tasse dopo? ai clandestini? ai cinesi? magari... E comunque i cinesi che vengono qui a lavorare in abuso le pagano le tasse? No, e ci fanno pure concorrenza sleale! E quindi secondo te come si fa a competere con i loro prezzi, dal momento che lo stato è un po' allergico dal combattere le loro evasioni?

commento inviato il 20-07-2009 alle 13:54 da imprenditore in difficoltà causa crisi

 
Scoperta l"acqua calda
Quando ero bambino all"età di 7 anni ho scoperto che in Italia c"erano molti furbacchioni noti evasori fiscali e predatori di case popolari .Era il 1971 avevo appena imparato un pò a leggere e scrivere ed ero scandalizzato di ciò che scoprivo un pò per volta e della totale assenza di controlli è punizioni che le autorità dovevano fare .
Non puoi per una stupidaggine sbattere dentro un onesto operaio e lasciare che certi farabutti si arrichiscano a spese dello Stato Italiano .
Chiesi alla maestra spiegazioni su questa strana società.
La mia maestra disse che ero un comunista sfegatato di stampo Stalinista .
Comunque non mi diede una risposta logica alle mie ovvie domande .
Da allora nulla è cambiato in Italia malgrado l"euro e malgrado che siamo in europa con leggi unificate europee . Sono sempre le solite persone che possono rubare allo stato italiano e ai cittadini italiani indisturbati e anche giustificati .
Questi ladri anzi spesso si fregiano di titoli come cavaliere del lavoro ,dottor pinco pallino eccetera .
Siamo nel 2009 vi siete accorti oggi che un pensionato con la sociale guadagna di più che certi tassisti o dottori ????
Ma prima dormivate?

commento inviato il 20-07-2009 alle 13:45 da Caius

 
La carta si lascia scrivere
Ormai c'è guerra di cifre,e i giornali scrivono di tutto anche perché non specificano, ma sparano nel mucchio anche perche maggior parte di noi siamo ignoranti per quanto riguarda il fisco.
Bisogna distinguere tra reddito d'impresa e reddito delle persone fisiche,chi ha una società come ristoratore paga due volte due dichiarazioni, chi invece e indiduale paga tutto sullo stesso reddito sia irpef che irap e inps quindi un salasso.Che chi non fa questo lavoro nemmeno immagina.Non per questo difendo gli evasori anzi !
Purtroppo ci sono troppi da mantenere ,lo sto sociale italiano è diventato troppo costoso e non sempre il danaro va a chi ne ha veramente bisogno

commento inviato il 20-07-2009 alle 13:30 da piero

 
E che chiudano allora - 3 - @ Oronzo
Il dipendente deve accettare paghe di mercato? E secondo te, sulla base di che criterio viene pagato?!? Non mi risulta che lo stipendio sia un algoritmo basato sui risultati dell'estrazione del Superenalotto!!!!

Cosa pensi che sia la contrattazione? A che credi servano i sindacati se non a rappresentare l'offerta di lavoro contro la domanda di lavoro (i datori del medesimo, ossia Confindustria o confesercenti).

Se il datore di lavoro offre 200 euro/mese e trova chi accetta di lavorare a 200 Euro/mese gli fa un co.co.pro e tutti felici. Se non lo trova, gli conviene offrire 800 o mille o quanto necessario per evitare che il dipendente lo saluti e se ne vada con chi offre di più mollandolo in brache di tela alla prima occasione (esiste anche la regola non scritta "se fai finta di pagare, io faccio finta di lavorare").

Quanto infine a chi ha stabilito la regola della remunerazione del rischio, direi che è corollario di stare in una società di mercato.
L'alternativa c'era, ma è stata sepolta da un Muro.

commento inviato il 20-07-2009 alle 13:29 da Pier

 
La lezione dell'assistente
Era il 1990, lo ricordo perfettamente, e seguivo un corso tenuto da un assistente di Giurisprudenza a Padova (la sua laurea era in Economia e Commercio) che pubblicamente diceva senza vergognarsene che era assolutamente impossibile avere un qualsivoglia utile dalla propria attività autonoma se si fossero pagate tutte le tasse. Potrei farne nome e cognome. Io con gli altri presenti ero assai perplesso su questo modo di pensare. Non so se da allora - cambiate molte cose nel frattempo - le sue affermazioni abbiano ancora un valore. Ma se avesse avuto ragione? E se l'avesse anche oggi?

commento inviato il 20-07-2009 alle 13:01 da Oronzo

 
SVEGLIAMOCI
Ma quale pietà, ma quale comprensione!
basta regalare soldi a questi ristoratori-disonesti. Quando un locale non lascia ricevuta:NON CI SI VA PIU'. altro che 'si mangia bene - è in un bel posto' ecc. ecc. Io vado a PANINI fatti da me,con ingredienti comprati al discount. e la mia compagna la pensa come me. Fanno bene a rubare (evadere significa rubare) a chi gli apre il portafoglio, a chi non contesta certi conti, a chi accetta di pagare certe prestazioni. FINIAMOLA di voler toglierci tutti i vizi e poi giù a lamentarci perchè ci chiedono 30 euro un primo e un secondo. E al ristoratore-commerciante ecc. chi si lamenta, facciamogli presente che cambi mestiere e che, forse, fare anche il MANOVALE è un mestiere onesto.

commento inviato il 20-07-2009 alle 12:39 da gabriele

 
facciamoli chiudere
personalmente a queste attività non gli faccio beccare nemmeno un euro sono attività che non sono fondamentali si può farne senza.

commento inviato il 20-07-2009 alle 12:31 da giovnni

 
Pier ha ragione!.
Quoto:"Chi sceglie di fare l'imprenditore, come chi fa il ristoratore, sceglie di rischiare in attesa di un più lauto guadagno.
Ovviamente il rischio include anche di non guadagnare nulla"
Aggiungo di mio: Chi affronta il mercato del lavoro - in qualsiasi sua forma - deve tenere presente che ci sono gli anni di vacche grasse ma anche quelli delle vacche magre. E - ribadisco - il dipendente se il mercato va male deve attaccarsi al tram (o accettare paghe di mercato: vanno bene i duecento euro di Shangai?). E perchè no? Come mai solo l'imprenditore deve accettare il rischio? Chi ha dettato questa regola? Dove sta scritta? C'e' la crisi, ragazzi: che l'imprenditore affondi pure: se lo merita! E' un incapace! Quanto al dipendente, impari a mangiare involtini primavera. E zitto! Non ti va bene Pier? E perchè?

commento inviato il 20-07-2009 alle 12:10 da Oronzo

 
E' inutile stare a discutere di impresa con chi imprenditore non è! E' tempo sprecato, parole al vento.
Noi imprenditori, di qualsiasi settore, siamo invidiati dagli impiegati pubblici e dagli operai. Ci credono dei Rockfeller!
Loro non sanno cosa vuol dire "rischio d'impresa", oppure cosa vuol dire quando la banca ti chiama a casa per coprire l'assegno fatto al fornitore e magari è una settimana che non incassi un xxxxx.
Invito tutti ad aprire un attività in proprio per capire,... e di questi tempi per non dormire alla notte!
Provate gente provate.

commento inviato il 20-07-2009 alle 11:57 da carlo

 
il politico...
Già la storia è sempre la stessa tutti i nostri politici da mantenere "destra e sinistra" , pensioni d'oro, privilegi vari e "diarie caritatevoli". il resto purtroppo diventa sempre più una guerra tra poveri.

commento inviato il 20-07-2009 alle 11:27 da camilla

 
E che chiudano allora - 2- @ Oronzo
A parte che la concorrenza fra operai esiste già.
A parte che un dipendente paga le tasse all'ultimo centesimo.
A parte che le tutele per i dipendenti i dipendenti se le pagano, mentre l'evasione dell'imprenditore la pagano i dipendenti.

A parte tutto questo, un dipendente ha scelto di guadagnare poco ma sicuro.
La sicurezza e le tutele sono una parte del salario, anche se non monetizzato.

Chi sceglie di fare l'imprenditore, come chi fa il ristoratore, sceglie di rischiare in attesa di un più lauto guadagno.
Ovviamente il rischio include anche di non guadagnare nulla.

Se il profitto fosse garantito saremmo tutti imprenditori, non credi?

Pertanto, ribadisco il concetto: se un'impresa non fa profitto sufficiente a remunerare imprenditore, dipendenti e Stato, evidentemente o non c'è mercato o l'imprenditore non è capace. Ergo chiuda e vada a fare altro.
L'assistenza e le tutele non sono per chi sceglie il mestiere di rischiare: si deve tutelare da solo, negli anni di vacche grasse.

commento inviato il 20-07-2009 alle 11:03 da Pier

 
I giusti guai
Visti i recenti successi della Guardia di Finanza, ho la speranza che questo andazzo finirà presto. Chi imbroglia il fisco è tempo che si metta in carreggiata, altrimenti l'attenderanno GIUSTI guai.

commento inviato il 20-07-2009 alle 10:14 da Diego

 
si sta arenando la barca
la scoperta dell'acqua calda, operai da spremere-gia alla fonte- sono rimasti in pochi ,gli altri sognano la fine del mese. che dire si passa al gradino più su.
e pensare che il "politico"di napoli si lamenta della diaria europarlamentare.
equipariamo quella italiana avanzeremmo delle risorse. tiriamo tutti la cinghia

commento inviato il 20-07-2009 alle 10:13 da ambrogio

 
il problema
Molti di questi evasori sono anche amici e tra amici se ne parla, dicono: il problema è che se io dovessi pagare tutte le tasse dovrei aumentare i prezzi a dismisura,
Hai un bel dire tu che se tutti pagassero le tasse ne pagheremmo tutti di meno, avremmo un'equa distribuzione del reddito netto ed infine avremmo più soldi in tasca per alimentare i loro affari

commento inviato il 20-07-2009 alle 10:12 da iamec

 
Il fascino di un certo modo di pensare
Quoto Pier: "Se un imprenditore non genera reddito sufficiente a pagare se stesso, i dipendenti e lo Stato (ossia le tasse), e - leggo - i fornitori, che chiuda. Chissenefrega!"
Giochiamo un po' sul ragionamento ed estendiamolo: "Se un dipendente italiano non si vuole accontentare dei max 200 euro di un dipendente cinese (che ci campa) è giusto che la sua azienda delocalizzi in Cina". E che lui finisca sul marciapiede. Oppure: "licenziamo di brutto metà dei dipendenti pubblici, la metà rimanente riuscirà a fare il suo lavoro". Non va bene questo discorso? E perchè? In fondo sto parlando di gente che oggettivamente secondo determinati standard di riferimento non risulta essere produttiva. Anzi, rappresenta un onere sociale. Sono dei mantenuti, a guardar bene. Chissà come ho l'impressione che tutti siano bravi nel fare i conti in tasca a certe categorie. Ma ad altre no. Il ristoratore che annaspa tra crisi e tasse si può spernacchiare impunemente. Lo scaldasedie comunale (un esempio) invece no. La differenza è che il primo può fallire, il secondo - invece - è sempre vincente, alla fin fine.

commento inviato il 20-07-2009 alle 09:50 da Oronzo

 
sono a conoscenza delle tante tasse che affliggono i ristoratori (ho parenti nel settore) credo sia un momento di difficoltà per tutti anche però per quei ristoratori che si sentono jn regola e che si sentono beffati da chi tenta di non presentare ricevuta. i ristoratori di una cittadina marinara dove devi aspettare in piedi un tavolo per poter cenare e passeggiando trovi i locali pieni, credo non abbia bisogno di questi mezzucci per sbarcare il lunario. infine penso sia il solito cane che si morde la coda. altra cosa è l'osteria di paese e le trattorie dove veramente passi e vedi vuoto.

commento inviato il 20-07-2009 alle 08:48 da camilla

 
E' spesso dura tirare avanti
Sono tanti anni che mi fermo in un ristorantino vicino Treviso, quando sono da quelle parti. Di gente lì ne vedo sempre meno, anche se i prezzi devo dire che sono rimasti sempre uguali negli ultimi anni. E anche la qualità, direi. Una volta bisognava aspettare , ora un tavolo libero lo trovi subito. Si tratta di un ristorante che lavora su camionisti e viaggiatori vari. Che sono assai diminuiti. Il titolare mi ha elencato le spese (visibili, oltretutto: ogni cameriere gli costa sui 30 mila euro all'anno). Gli ho chiesto perchè non chiude la baracca, che tra stipendi, affitto e quant'altro gli costa oramai quasi quanto gli rende. Mi ha risposto: "non saprei cos'altro fare, questo è sempre stato il mio lavoro". Che gli rispondi?

commento inviato il 20-07-2009 alle 08:03 da Oronzo

 
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