20 luglio 1969, quarant’anni fa: la missione della Nasa Apollo 11, iniziata quattro giorni prima, tocca il proprio culmine e segna quello che sarà definito «un piccolo passo ma un grande balzo per l’umanità». Il modulo lunare LM-5 chiamato "Eagle" (Aquila), che si è staccato dall’astronave-madre Columbia, si avvicina rapidamente alla superficie della Luna dove si posa alle 22.17 ora italiana.
Sei ore e mezza dopo Neil Armstrong, che compone l’equipaggio insieme a Buzz Aldrin e Michael Collins, pilota del modulo di comando, posa il piede sulla superficie del nostro satellite. Poco dopo a seguirlo è Aldrin, e i due astronauti trascorrono più di due ore sulla Luna a fotografare rocce e raccogliere reperti. Quattro giorni dopo l’ammaraggio nell’Oceano Pacifico.
Il mondo intero trattiene il fiato davanti alle televisioni ancora in bianco e nero, mentre memorabile rimase la telecronaca "in conflitto" tra Tito Stagno e Ruggero Orlando che - pur "distaccato" negli Usa - si vide "soffiare" di pochi secondi la notizia dal collega in studio in Italia.
di Adriano Favaro
I fatti storici che segnano la contemporaneità - come la discesa del primo uomo sulla Luna - hanno un vantaggio rispetto a molti di quelli che li hanno preceduti. Oguno di noi può raccontare al mondo cosa stava facendo e dov’era in quel momento.
Se nella notte tra il 20 e 21 luglio di quarant’anni fa la tv "fissò l’occhio sulla terra promessa", come ricorda il filosofo Andrea Tagliapietra, tutti i cittadini del mondo che hanno memoria di quel momento sanno di essere stati "partecipi" dell’evento che cambio il mondo. Sono, siamo, stati proprio ai confini di quel fatto.
Quarant’anni dopo il primo viaggio sulla Luna (missione Apollo 11) il mondo è cambiato probabilmente come non era mai cambiato nei centomila anni prima, da quando appare l’"homo sapiens sapiens", il nostro primitivo fratello.
Nelle cronache di quegli ultimi dieci anni del luglio 1969 il Gazzettino mostra fotografie della gente che guarda la tv accesa nelle vetrine dei negozi. Allora il televisore in bianco e nero non c’era ancora in tutte le case e non esistevano nemmeno tanti telefoni, il massimo della diffusione anzi era il sistema "duplex", un meccanismo col quale due famiglie erano collegate sulla stessa linea.
Visti con distantissimi 40 anni di ritardo quei tempi segnano anche il travaglio di un mondo che viveva sempre il difficile equilibrio tra le parole pace e guerra. Tanto che la prima pagina del Gazzettino è a suo modo un testo da manuale di storia del giornalismo perché riporta secca secca quella notizia dell’Ansa che comincia con la parola "Luna", mai scritta prima, per indicare il luogo dove in fatto avveniva. E perché scrive "Hanno vinto".
Ai giovani di adesso quel "hanno vinto" appare come un sorprendente e irrituale titolo sportivo-calcistico. Invece era la celebrazione che il mondo Occidentale dava in solidarietà e alleanza agli Usa. Avevano vinto gli americano contro i russi, anche loro impegnati nella corsa alla conquista dello spazio. "Conquistare" lo spazio voleva dire conquistare anche la terra in un certo modo, diventandone i potenti ineguagliabili protagonisti.
Scientificamente, nel significato più alto, l’allunaggio non ha dato grandi novità: Dna, meccanica quantistica, restano ancora i fondamentali della nostra conoscenza. La grande impresa spaziale alla quale hanno lavorato circa mezzo milione di scienziati negli Usa (molti licenziati dalla Nasa appena finita una missione) ha fornito solo una quantità enorme di tecnologia. Banalmente la presenza più pratica è il "goretex" materiale col quale ora sono formate gran parte delle scarpe e dell’abbigliamento sportivo. Proprio quel materiale è stato brevettato per i viaggi lunari. Così come si sono strepitosamente ridotte le dimensione dei computer. Ogni chilo mandato nello spazio costa tantissimo e ai pc, grandi come frigoriferi, sono stati sostituiti quelli in grado di stare in una valigia. Poi i tessuti ignifughi degli astronauti sono passai direttamente alle tute dei piloti di Formula Uno.
Pezzetti di tecnologia spaziale li trovate nella pellicola antigraffio che si usa per le lenti degli occhiali o nei termometri da orecchio costantemente usati dagli astronauti per monitorare le loro condizioni di salute. Anche i rivelatori di incendio (usati per la prima volta nel 1973, stazione Skylab) ora sono stati applicati in ogni edificio. Gli ultrasuoni, allora usati per stabilire la sicurezza dei metalli sono passati alla medicina che usa ora le ecografie; e dalle pompe di carburante sono derivati cuori artificiali. Perfino le antenne di comunicazione che usano media e televisioni di tutto il mondo derivano da quella famosa "ad ombrello" delle missioni Apollo 15-17, che utilizzarono una speciale automobile "rover" per muoversi sulla Luna.
Anche i primi apparecchi senza fili i "cordless" sono stati sperimentai sulla Luna, aiutando gli astronauti durante l’estrazione delle rocce lunari. Perfino il famoso joystick delle consolle per i videogiochi (o per i vaporetti a Venezia) risale all’uso che la Nasa ne fece per il controllo dei moduli di atterraggio lunare. E chiunque un piccola macchina fotografica digitale sappia che il sistema di "stabilizzazione" delle immagini è nato proprio dalla tecnologia usata per fare foto ferme nello spazio o una volta atterrati sulla Luna.
La lista potrebbe proseguire con le cellule a combustione (idrogeno e ossigeno combinati) che si candidano a diventare il sistema di energia per il futuro, così come le vernici anticorrosioni, le conoscenze sulle piastrelle di ceramica e grafite "anticalore", la termografie a colori per conoscere le temperature di motori e parti metalliche, la schiuma che si adatta alle superfici dei corpi e alle forme che la premono.
Il Nordest è stato, del resto, uno dei territori che per primo si è impossessato di questa simbologia moderna e avveniristica. I "Moonboot" sono stati immessi nel mercato dal gruppo Tecnica nel 1970: scarpe per la neve, dopo sci, ispirate alle calzature degli astronauti. Dopo un periodo di dimenticanza sono tornate ai piedi di tantissimi sciatori e sciatrici.
Fuori di retorica questa è la Luna scesa in terra. Il pathos che nella sua epopea moderna ha riempito di emozione e orgoglio l’Occidente con le passeggiate di Armstrong e Aldrin sul suolo polveroso della Luna ("un piccolo passo per l’uomo, un grande balzo per l’umanità" sono state le prime parole ascoltate da tutto il mondo in diretta e degne di una regia hollywoodiana).
Questi risultati non sono arrivati senza un prezzo. I primi tre astronauti asfissiati(1967) si chiamavano Grisson, White e Chaffe: sulla Luna furono fatti scendere, nel 1969, tre medaglioni, più due per gli astronauti sovietici Kornarov e Gagarin pionieri dell’esplorazione spaziale: onore ai caduti.
La Luna del 2009 è diversa. Distanti i discorsi di J.F. Kennedy di metà anni ’60 ("abbiamo scelto di andare sulla Luna") detti quando non si sapeva nemmeno come poter lavorare, ma quando c’era un’intera nazione che voleva questo.
Più vicini e possibili i nuovi allunaggi entro il 2020 e lo sguardo su Marte. Resta il fatto che quell’impronta di uno scarpone-doposci cambiò il mondo. Senza modificare del tutto i sogni e le illusioni che accompagnano la nostra visione dello spazio. Come quella, per esempio, che ebbe Luigi Broglio, lo scienziato morto nel 2001 e nato nel 1911 a Mestre che, nel 1964 organizzò il lancio del satellite spaziale San Marco per lo studio dell’atmosfera. Detto adesso sembra una di quelle domande da "parole crociate", visto con gli occhi della storia spaziale fu una cosa da giganti.