ROMA (6 settembre) - I “Netbook” sono il fenomeno del 2009 per il mercato dell’informatica. E’ molto difficile non averli mai visti o non averne sentito parlare: sebbene la parola “netbook” sia un marchio registrato dal costruttore Psion c’è una spinta generale a trasformarla in nome comune di cosa per indicare, computer leggeri, grandi meno di un quadernone, a basso prezzo. Probabilmente devono la loro fortuna commerciale anche al nome azzeccato, naturalmente familiare tanto da entrare immediatamente nel gergo e nei depliant della grande distribuzione organizzata. Nel giro di pochi mesi, anche chi non era stato tentato dall’acquisto di computer portatili costosi o pesanti ha cambiato idea, provando l’ebbrezza del computing everywhere o dell’essere sempre connessi: una delle caratteristiche basilari del sistema netbook è, infatti, la possibilità di connettersi alla rete in uno dei molti modi contemporaneamente possibili.
Sul piano materiale un netbook è un vero, piccolo computer pensato per essere molto leggero, molto parco nei consumi elettrici – per questo non ha un processore centrale con grande capacità di calcolo - e quindi portatile. Un netbook pesa poco più di un chilogrammo, comprese le batterie, contro i circa tre chili dei portatili tradizionali. In generale tutti i modelli sono molto simili tra loro basandosi su pochi schemi costruttivi standard (essenzialmente la piattaforma Intel Atom) usati da tutti i marchi. Non possiede un lettore di dischi ottici, quindi non si può usare per vedere DVD, anche per consumare meno energia possibile. I primi modelli avevano anche rinunciato all’uso di un tradizionale hard disk meccanico offrendo una memoria di massa allo stato solido di minima capacità (più o meno come una schedina SD per macchina fotografica, per intenderci) una manciata di gigabyte appena sufficienti per accogliere un sistema operativo e qualche dato.
E’ chiaro, quindi, quanto l’ideale bilancia che governa le scelte costruttive e di acquisto veda su un piatto la potenza e sull’altro la durata delle batterie, le due caratteristiche fra loro in proporzione inversa. Una recente ricerca ha evidenziato che oltre la metà degli acquirenti, all’oscuro di questa legge per il momento ineluttabile, si sono dimostrati insoddisfatti delle prestazioni del loro ultimo acquisto (piccolo ed economico) al momento di usarlo veramente, per i compiti di tutti i giorni. E’ quindi il caso di riflettere sul concetto di netbook, dai diversi punti di vista possibili, soprattutto tenendo a mente il proprio ovvero le proprie necessità d’uso.
Il netbook come prodotto del marketing. Uno dei possibili punti di vista per capire il fenomeno netbook è il prezzo, molto probabilmente la leva all’acquisto primaria più importante. Il posizionamento sul mercato del prodotto netbook è a prima vista chiaro: si inserisce fra “smartphone” e portatile “basic” (cioè economico) nell’ideale catena che parte dal telefono cellulare e finisce al portatile più potente.
Non è stato il primo dispositivo a provarci e ad onor del vero e della storia, gettando un drastico sguardo indietro, non possiamo dimenticare che addirittura nel 1992 l’allora italiana Olivetti presentò un fantastico “subnotebook” (il prefisso “net” all’epoca non avrebbe avuto alcun senso!) “Olivetti Quaderno”, progettato da Ugo Carena e disegnato da Mario Bellini e Hagai Shvadron, potenziandolo nella versione dell’anno successivo chiamata “Quaderno 33”. Controllando i dati tecnici possiamo capire dove ci hanno portato quindici anni di evoluzione: la velocità della CPU (capace di elaborare 16 bit per volta) era di 16 MHz, lo schermo aveva una risoluzione in fondo non male da 640 x 480 ma offriva al massimo 8 livelli di grigio e, soprattutto, l’hard disk offriva 20 Mbyte (venti mega…) di spazio. L’unico dato di targa che è rimasto allineato nel tempo è il peso, il Quaderno pesava poco più di mille grammi come un netbook moderno, ma se la potenza di calcolo è cresciuta, altrettanto è cresciuta la capacità delle batterie. Si dimentica spesso, infatti, che la maggior parte dei dispositivi che hanno cambiato la nostra vita negli ultimi anni non esisterebbero nemmeno senza nuove batterie più leggere, più capaci e soprattutto “più ricaricabili”. L’altro interessante dato di confronto può essere il prezzo: per acquistare un Quaderno 33 servivano quasi tre milioni e mezzo di lire che attualizzate ad oggi corrispondono a più di 2.500 euro, evidenziando molto bene che contenere i costi, e quindi il prezzo finale, è importante per il successo di un prodotto. Anche i “MID” (Mobile Internet Device) oppure gli “UMPC” (Ultra Mobile Personal Computer), infatti, hanno provato ad occupare quel segmento di mercato senza riuscirci mai compiutamente forse proprio per il prezzo di vendita troppo elevato, svincolato da qualsiasi realtà materiale e dal valore d’uso percepito dai potenziali clienti. Traducendo in termini pratici, possiamo ipotizzare che se le persone fanno uso del PC essenzialmente per comunicare con gli altri, sfruttando innumerevoli possibilità di socializzazione, è abbastanza evidente che l’assenza di una vera tastiera non giustifica la spesa che ancora oggi (e probabilmente anche domani) è richiesta per un dispositivo come uno smartphone o un MID o un UMPC: intorno ai 500 euro per i modelli più popolari.
Nel 2007, improvvisamente, arriva Asus, noto costruttore orientale, a presentare unica sul mercato un piccolo PC con un look and feel tradizionale chiamato “Asus Eee PC”. Una tastiera piccola ma familiare, senza hard disc magnetico e soprattutto (questa è stata la genialità del marketing) un costo decisamente basso, anche grazie al sistema operativo “Xandros”, basato su Linux, per evitare i costi di licensing del più popolare Microsoft Windows, un vero colpo di spugna alla regola che pareva incrollabile (anche prima dei tempi dell’Olivetti Quaderno) sul mercato dei personal computer: più è piccolo e più costa.
Il successo è stato immediato a dimostrazione del fatto che in un mercato (di prodotti difficilmente distinguibili) basato filosoficamente sulla rapida obsolescenza, il prezzo di vendita è l’elemento più importante fra le tradizionali leve del marketing. Chi aveva fino a quel momento rinunciato all’acquisto di un secondo computer, di un portatile ultraleggero, e non era stato ammaliato dalla disponibilità di telefoni ultracostosi e poco pratici, ha trovato improvvisamente il prodotto ideale, ideale per controllare la posta in vacanza, ideale da portare in borsa perché finalmente pesa soltanto un chilo (una differenza sostanziale) e perché le sue dimensioni sono pari a quelle di una trousse ben fornita avendo spesso anche un’estetica che strizza l’occhio ai gusti femminili. La costruzione di una immagine di gruppo, il conferimento di status che deriva dal possesso, è la ciliegina ancora da mettere sulla torta del mercato e c’è da giurare che in futuro sarà proprio questo, al di la dell’aumento delle prestazioni e del contenimento dei costi, l’aspetto che i costruttori cureranno maggiormente.
Il netbook come hardware e software. Il mercato del netbook, inizialmente snobbato dai marchi più noti, offre in questo momento molti concorrenti, anche se in fondo i prodotti sono molto simili fra loro. E’ impossibile fare l’elenco puntuale di tutti i modelli e forse è anche poco utile visto che, a fronte di una offerta teoricamente molto vasta, nei negozi riescono a trovare spazio soltanto i marchi più famosi. Nonostante le difficoltà, analizzare la struttura di questi piccoli computer è necessario per le scelte d’acquisto, per avere la possibilità di farsi direttamente un’idea, oltre i consigli di amici e commessi spesso poco competenti.
L’aspetto materiale del netbook è immediatamente evidente, ha la forma di un piccolo portatile molto accattivante. Una mini tastiera, un mini schermo, tutto quello che si poteva miniaturizzare è stato miniaturizzato mentre ciò che non è possibile miniaturizzare, come il lettore di dischi ottici che per definizione deve ospitare almeno un disco da 12 centimetri di diametro, è stato eliminato: i netbook (fino alla presentazione di un modello illustrato nel paragrafo “Netbook domani”) non hanno la possibilità di visualizzare DVD e non possono installare software da dischi ottici.
Praticamente tutti i modelli, però, hanno una nutrita dotazione standard di interfacce di rete: Ethernet con il filo (a volte del tipo “giga ethernet” ovvero adatto a collegamenti da 1Gbit al secondo, invece che 100 Mbit o 10 Mbit al secondo), Wi-Fi senza filo, come minimo del tipo “g” (i tipi di collegamento Wi-Fi possono essere di tipo “b”, “g” o “n”, con prestazioni crescenti), modem GSM o 3G da abbinare all’uso di una SIM telefonica e interfaccia Bluetooth nella versione 2, anche per usare come modem un telefono esterno (modalità soprannominata “tethering”). Non mancano la webcam, da 0.3 o 1.3 Mpixel, il relativo microfono e un lettore per memory card del tipo “x in 1” adatto alla lettura di “x” tipi di memoria esterna. Qualche modello ha una uscita video HDMI, una dotazione importante volendo collegare il portatile ad un televisore digitale moderno (e avere un supermonitor per lavorare), mentre tutti hanno due o tre porte USB, di cui una o più alimentate, cioè adatte al collegamento di periferiche che richiedono alimentazione (come alcuni dischi rigidi portatili del tipo da 2.5 pollici).
Sul piano più strettamente elettronico, il tipico netbook si basa su una “piattaforma” Intel Atom (termine spesso abusato o mutuato da altri ambienti che in questo caso vuole semplicemente dire “gruppo di componenti hardware studiati per lavorare insieme in un prodotto”). Atom è composta da tre elementi concettualmente distinti: il microprocessore (CPU), il chipset che funge da HUB di tutte le altre periferiche e il chipset grafico che si occupa di gestire lo schermo ed a volte anche il chipset audio.
Esistono diverse versioni di Atom, elencate in ordine di apparizione sul mercato, denominate con sigle differenti e distinte in due “serie”: serie “N” - composta da N270 e N280 - e serie “Z” – con Z510, Z520 e Z530. Le differenze fra i cinque modelli vanno controllate per ognuno dei componenti che inglobano, quindi le cose si complicano soprattutto per i meno appassionati ma si possono dare, piuttosto che i numeri, le caratteristiche di uso pratico.
La serie N è stata presentata per prima, la CPU del modello N280 è leggermente più veloce rispetto alla CPU del modello N270 ed entrambi incorporano un chipset 945GSE, normalmente affiancato al processore grafico GMA950. I modelli Atom Zxx, invece, sono basati su un chipset Intel US15W che incorpora un processore grafico GMA500 e possiamo dire che siano meno “potenti” della serie N ma anche meno assetate di energia per funzionare. In particolare il nuovo processore grafico è sin dai dati di targa penalizzato rispetto alla “forza bruta” del precedente ma offre possibilità di decompressione hardware dei codec video più recenti e quindi consuma tendenzialmente meno.
Quale sia la scelta giusta da fare è difficile dirlo, dipende dagli obiettivi d’uso che l’acquirente si prefigge ma se dovessi scegliere un netbook per lavorare e navigare su internet sceglierei un modello con Atom serie N, se invece mi prefiggessi di usare il mio nuovo netbook soprattutto per la riproduzione di video sceglierei un modello che monta un Atom serie Z oppure un modello che unisce la capacità di calcolo della serie N con una scheda grafica più potente di quella incorporata, come negli esemplari con chip NVIDIA “ION”.
Con tutte le configurazioni, comunque, le prestazioni complessive non sono esaltanti, per il momento non raggiungono quelle di un portatile più grande e più pesante (tipicamente dotato di due processori), soprattutto per le limitazioni dell’unità centrale e, a detta di molti, del controller dei dischi rigidi. Proprio riguardo i dischi, il “concetto netbook” ha aperto una strada innovativa soprattutto con i suoi primi modelli montando dischi rigidi “allo stato solido”, diversi da quelli “magnetici” visti sino a quel momento sui computer. Un disco rigido allo stato solido è molto simile ad una memory card, come quelle usualmente utilizzate nelle macchine fotografiche e garantisce prestazioni superiori rispetto ai “vecchi” dischi rigidi magnetici, assorbendo meno corrente non avendo parti in movimento e per questo è anche molto più resistente agli urti e non soffre di problemi di surriscaldamento. Insomma, un disco rigido allo stato solido (i meno giovani ricorderanno la stessa definizione usata per distinguere le prime radio a transistor dalle tradizionali a valvole ) sembra proprio essere il componente ideale per un computer portatile. Ha soltanto, per il momento, il “difetto” di costare molto e di offrire capacità massime nettamente inferiori rispetto ai dischi magnetici tradizionali. I dischi allo stato solido (detti dischi SSD) dei primi netbook erano da pochi giga, 8 o 16 GB di memoria stabile che però non possono essere considerati sufficienti per un uso continuativo dell’apparecchio. Per questo motivo nei modelli più recenti, oltre a dischi SSD più grandi (ma non di molto) si offrono nella confezione anche schede di memoria SD per aggiungere spazio disponibile alla memorizzazione dei contenuti che non richiedono un supporto veloce come un disco SSD, ad esempio i documenti personali e le foto. La concorrenza sul mercato, che punta a diminuire il costo dei prodotti (o a massimizzare i ricavi…) ha però spinto tutti i costruttori ad abbandonare l’uso dei dischi SSD preferendo installare quelli magnetici che per costi inferiori garantiscono capacità anche dieci volte superiori, evidenziando come il grande pubblico sia ancora poco interessato alle prestazioni pure preferendo avere più spazio per memorizzare dati, quelle foto, audio e video che in pochi mesi d’uso possono raggiungere volumi impressionanti.
Le stesse considerazioni che hanno spinto verso l’abbandono dei dischi SSD (ma è un abbandono temporaneo in attesa di prezzi migliori, volontario o comunque aggirabile nei modelli che permettono la coesistenza di un disco SSD e uno magnetico) possono aiutare a comprendere perché dai primi modelli che montavano un sistema operativo appositamente costruito e basato su Linux si è passati all’uso generalizzato di Windows XP o di Windows Vista, in attesa di Windows 7 che uscirà il prossimo 22 ottobre. Windows 7 ha già dimostrato di essere il miglior sistema operativo Microsoft degli ultimi anni e nasce con l’intento di non essere solamente più “veloce”, incorpora anche tutti quegli elementi software che servono per la gestione nativa delle interfacce touchscreen che si stanno velocemente affermando sul mercato, in mancanza dei quali (è il caso di XP) è necessario aggiungere una “sovrainterfaccia” (a cura del singolo costruttore) al sistema operativo vero e proprio per farlo funzionare con gli schermi tattili, come ai tempi del DOS e di Windows 3.1. Nonostante questo, la diffusione di W7 sui nuovi portatili potrebbe essere messa in discussione da presunte limitazioni applicate al nuovo sistema operativo Microsoft: sembra che non sarà permessa l’installazione di W7 su netbook con schermi superiori a 10 pollici, vanificando molte opportunità commerciali. Staremo a vedere, non dobbiamo attendere molto ed in ogni caso, non volendo radicalmente passare ad un altro sistema operativo magari gratuito come Linux in una delle sue distribuzioni, è bene fare attenzione che il portatile che stiamo acquistiamo sia predisposto per l’aggiornamento a Windows 7 compreso nel prezzo.
Il dilagare di Windows a spese del gratuito Linux non era previsto ma ci insegna qualcosa. L’acquirente medio non gradisce il netbook con Linux perché teme, pur non avendo nessuna controprova, di non poter soddisfare le sue aspettative consuete. Mette in pratica una prudenza che forse è tipicamente italiana, quel “non si sa mai” che spesso ci impedisce di cambiare, di migliorare molte cose. E’ anche vero, però, che le versioni di Linux tagliate su misura per i primi portatili erano studiate per facilitare la vita ai meno esperti, con pochi comandi standard ben visibili, ma anche poco flessibili quindi era difficile personalizzarle o installare nuovi programmi. L’attenzione del pubblico alla possibilità di installare su un portatile di ridotte prestazioni gli stessi programmi usati sul PC di casa, infine, rende chiaro quanto gli acquirenti hanno da subito considerato i piccoli portatili come notebook di basso costo piuttosto che come elaboratori “tutto compreso”, con hardware e software predefiniti, fatti solo per videoscrittura e navigazione web (con poche animazioni Flash che notoriamente killer per i PC meno dotati) da affiancare al PC di casa e addirittura al portatile più grande.
Chi volesse provare, a costo zero e senza conseguenze a patto di avere abbastanza spazio su disco, può comunque installare le ultime versioni delle popolari distribuzioni Linux, oggi ufficialmente messe a punto per i portatili basati su Atom. E’ il caso di “Ubuntu Remix” che offre la consueta flessibilità di Ubuntu “remixata” in una versione che può stare su un piccolo disco da 4 GB e che si basa su una nuova interfaccia a sostituire il tradizionale desktop (possibilità invero disponibile anche con il primo “Xandros”), con elementi grafici grandi e adatti alla visione su schermi piccoli. I più esperti, infine, potrebbero anche provare “Moblin”, una distribuzione radicalmente studiata per MID e netbook che è ancora allo stato “beta” (ovvero non è definitiva) ma che può anche non essere installata stabilmente su disco rigido essendo del tipo “live” ovvero può partire da un supporto di memoria esterna come una penna USB o, meglio, una schedina SD che può essere infilata nel corpo dell’apparecchio, a patto che il netbook permetta questa funzionalità.
Netbook oggi. Per semplificarci la vita di consumatori - ed anche perché pressoché tutti i modelli si basano su architetture molto simili fra loro, se non coincidenti, per quanto attiene alla parte elettronica in senso stretto – non possiamo prendere in rassegna l’intera offerta del mercato. Abbiamo per questo deciso di concentrarci sui modelli che rispettano due caratteristiche che riteniamo fondamentali, la grandezza e la risoluzione dello schermo, anche perché sono di solito associate ad altre caratteristiche strutturali, come la grandezza della tastiera, altrettanto importanti. La grandezza dello schermo non è da confondere con la risoluzione: la prima si misura in centimetri e la seconda in pixel. Anche se a prima vista non è così evidente, avere uno schermo più grande di un solo pollice significa avere uno schermo con una diagonale più lunga di 2,5 centimetri. Questo si aggiunga che lo schermo è tipicamente caratterizzato dal fattore di forma allungato detto “16/9” e quindi si evince che gli schermi da 11.6 pollici sono nettamente più grandi di quelli da 10.
In aggiunta alla grandezza dello schermo, i più recenti modelli di netbook offrono una risoluzione massima pari alla risoluzione della televisione “HDready”, la “mezza” alta definizione 1366x768. Si tratta di un valore di tutto rispetto per due motivi.
Il primo motivo risiede nelle capacità percettive del sistema occhio-cervello umano. Dopo aver condotto alcuni esperimenti, anche in Italia nei laboratori CRIT della RAI di Torino, è risultato che l’occhio è incapace di percepire alte risoluzioni se lo schermo non è sufficientemente grande, a parità di distanza di visione. Questo vuol dire che è inutile avere schermi da 11 pollici, da vedere ad una distanza praticamente fissa, con una risoluzione FullHD (1920x1080 pixel) o anche superiore perché non si percepirebbero sostanziali miglioramenti rispetto a risoluzioni inferiori. Inoltre, e questo è l’aspetto che riguarda la macchina, la gestione della visualizzazione delle immagini, siano esse quelle delle applicazioni siano quelle di un film, è il punto debole dell’architettura: avere schermi con risoluzione più alta imporrebbe l’uso di schede grafiche più performanti, con aumento dei costi e dei consumi elettrici.
Ancora una volta ci troviamo sotto una coperta corta da gestire per scoprirci il meno possibile o perlomeno per scoprirci solo la parte del corpo che scegliamo. Per esemplificare in pratica il ruolo della grandezza dello schermo e della risoluzione bisogna invertirne il significato apparente. Molti, infatti, per avere oggetti più grandi sullo schermo invece che aumentare le loro dimensioni, per esempio comprando uno schermo più grande, diminuiscono la risoluzione del loro desktop, peggiorando vistosamente la nitidezza dello schermo. Per rendere più grandi gli oggetti del desktop, non volendo comprare uno schermo più grande, bisognerebbe usare l’apposita regolazione che mantiene inalterata la risoluzione del desktop. Come regola mnemonica possiamo suggerire che la risoluzione dello schermo più alta (in pixel) consente di avere un numero superiore di elementi visibili contemporaneamente mentre la grandezza assoluta (in centimetri) dello schermo consente di avere quel numero di elementi visualizzato con dimensioni maggiori. Oggi è normale lavorare con due o tre finestre aperte sullo schermo e quindi oggi è ancora più importante avere schermi ad alta risoluzione, quando la grandezza è fissata da ragioni fisiche imprescindibili.
I netbook più recenti, con schermo da 11.6 pollici retroilluminato LED (leggasi basso consumo) e resto delle dotazioni di buon livello prestazionale, non sono molti e ovviamente non sono i più economici in assoluto. La hit del momento (nonostante le voci di prestazioni non esaltanti che sembrano essere dovute non solo al processore ma soprattutto al controller del disco rigido) è probabilmente l’Acer Aspire One751 H che per un costo inferiore ai 400 euro offre un processore Intel Atom Z520 da 1.3 GHz (evoluzione del precedente N270/280 soprattutto per ottimizzare i consumi) e chipset Intel US15W cioè il “gruppo centrale” di circuiti che si occupa di gestire il resto, come la memoria Ram da 1 GB, l’hard disk magnetico Toshiba da 160 GB e la dotazione full optional di connettività (3 porte USB 2.0, lettore memorie esterne, Bluetooth e Wi-Fi purtroppo non in versione “n”). Il chip grafico è l’Intel GMA 500, la webcam è integrata nella parte alta della cornice attorno allo schermo così come il microfono. Il sistema operativo è XP Home (che differisce dalla versione Professional per alcune caratteristiche di rete e controllo remoto) ed opzionalmente può montare Vista che potrebbe essere sostituito da Windows 7 in uscita il prossimo 22 ottobre. Un aspetto da tenere presente, soprattutto in sede di acquisto, è la presenza di diverse versioni dello stesso prodotto che differiscono per la presenza o l’assenza di dotazioni “accessorie”: ad esempio può essere importante acquistare quella che comprende la batteria a 6 celle da 5200mAh (AO751h-52Yw BT) allo scopo di garantirsi un’autonomia di lavoro (dichiarata per otto ore) superiore rispetto alla versione da 4400mAh, oppure quella che incorpora un modem 3G per collegarsi ad internet senza bisogno di avere un telefono o un modem 3G USB esterno.
La risposta Asus all’offensiva ACER non si è fatta attendere. Forte della primogenitura del “prodotto netbook” che l’ha portata a comporre un catalogo ampio e sorprendente basato sulla piattaforma Atom, Asus ha appena messo sul mercato l’EeePC 1101HA, con display da display 11.6 pollici, piattaforma Intel Atom Z520 da 1.3 GHz + Intel GMA 950 e la classica accoppiata 1 Gbyte di RAM e 160 Gbyte di disco rigido. Potrebbe sembrare il solito netbook, con estetica definita “Seashell” cioè “a conchiglia”, basato su componenti hardware oramai standard ma il suo pregio sta proprio nell’estrema messa a punto della piattaforma standard per il “prodotto netbook”, che diventa così capace di esprimere le sue massime prestazioni soprattutto nei termini di ridotto consumo energetico: con la batteria a 6 celle da 63Wh il 1101 è capace di una strabiliante autonomia (dichiarata) di undici ore (9 con quella da 48Wh sempre a 6 celle). In pratica dovrebbe essere davvero possibile un’intera giornata di lavoro senza collegarsi alla rete elettrica (e quindi senza la necessità di portarsi il peso dell’alimentatore nella borsa) anche utilizzando tutte le funzionalità che consumano molta corrente, come la radio Wi-Fi presente in versione “n” o l’interfaccia Bluetooth. Completano la dotazione hardware la webcam ed il microfono integrati, ben 3 porte USB e la porta di rete Ethernet. Ulteriore chicca è rappresentata dal touchpad del tipo multitouch, integrato nella fascia di appoggio per i polsi. Come su altri dispositivi portatili (capostipite della sua popolarità è stato il telefono Apple iPhone) la funzionalità multitouch è capace di donare una naturalezza insospettabile nelle operazioni di tutti i giorni: per ingrandire una foto basta toccare il tappetino con due dita, per esempio pollice e indice, e allontanarle fra loro. Il peso del piccolo Asus, che è comunque il top del catalogo, è inferiore a 1.4 kg ed il prezzo inferiore a 400 euro, il sistema operativo è Windows XP Home ed i colori disponibili sono bianco, rosa, nero e blu.
Quando si parla di personalizzazione, oltre la scelta del colore, è doveroso far entrare in scena Dell, un marchio che della modularità della sua offerta ha fatto la sua bandiera. I computer del “signor Dell” (Dell è il cognome del proprietario dell’azienda) sono acquistabili soltanto via internet e l’acquirente si assume il compito di sceglierne i componenti da assemblare. La procedura telematica si occupa di controllare la congruità delle scelte e gestisce l’ordine del prodotto confezionato su misura. Scegliere un computer Dell può essere, quindi, molto divertente per chi è già addentro alla materia, un po’ difficile per quelli che non hanno dimestichezza con le caratteristiche dei prodotti. In ogni caso la qualità tecnica garantita è notevole e i prezzi contenuti. Tra i netbook Dell risponde (facendo le giuste scelte fra le opzioni possibili) alle caratteristiche base che andiamo cercando, schermo da 10 o 11 pollici ad elevata risoluzione, il Dell Inspiron Mini 10, anche se dobbiamo citare l’esistenza del modello Mini 10v che rinunciando alla superiore definizione dello schermo permette di avere prestazioni in generale leggermente superiori dovute al processore Atom N270 (FSB 1.6 GHz / 533 MHz, cache L2 da 512 K) più performante rispetto all’Atom Z520 (FSB 1.33 GHz / 533 MHz, cache L2 da 512 K) o Atom Z530 (FSB 1.6 GHz / 533 MHz, cache L2 da 512 K) possibili con il Mini 10. Per entrambi il sistema operativo può essere Windows XP Home Edition oppure Ubuntu Linux in versione 8.04 (già superata ma aggiornabile gratuitamente alla 9.04 e alle altre versioni che si susseguiranno con regolarità ogni pochi mesi) e sempre per entrambi la memoria RAM installata è da 1 Gbyte. Si distinguono - e qui la scelta è dirimente e potenzialmente complicata perché si fa spesso confusione nelle caratteristiche dichiarate - per la scheda grafica: GMA 950 (contenuta nel chipset 945GSE) per il Mini 10v, per massime prestazioni nelle applicazioni, e GMA 500 (incorporata nel chipset US15W) per il Mini 10 per garantire l’accelerazione hardware nella decompressione dei codec video più recenti come VC-1 e AVC. Questa maggiore propensione all’utilizzazione di contenuti video si riflette nello schermo che è possibile montare. Come accennato solo il Mini 10 può avere il display glossy (lucido) retroilluminato LED da 10.1 pollici con risoluzione 1.366x768 pixel (il Mini 10v può avere soltanto uno schermo da 1.024x576 pixel, una risoluzione old style televisivo-analogico ) e solo il Mini 10 ha un connettore HDMI per il collegamento ad un televisore digitale moderno.
A vantaggio del Mini 10v c’è la scelta fra dischi rigidi magnetici da 120 o 160 GB o allo stato solido da 8 o 16 GB, interessanti se si vuole costruire un computer più performante. Il Mini 10 può, invece, ospitare soltanto dischi magnetici da 160 GB o 250 GB, una scelta che non premia le prestazioni ma che sicuramente offre più spazio, utile come detto alla memorizzazione di file grandi quali foto e video. Per entrambi è necessario scegliere (ma non dovrebbe essere difficile) fra la batteria a 3 celle da 24 Wh o 6 celle da 56 Wh. La scheda di rete Wi-Fi è del tipo “n” soltanto a scelta mentre di serie per tutti sono la webcam da 1.3 megapixel, il lettore di schede “3 in 1” (SD/MMC/MS), l’interfaccia Bluetooth, il connettore Ethernet 100Mbit e tre porte USB, di cui una alimentata.
Rimanendo nel campo dei marchi che permettono la personalizzazione dei propri prodotti, anche HP ha una nutrita flottiglia di piccoli computer tra i quali spiccano da qualche tempo l’HP Mini 2140, versione aggiornata dell’HP Mini Note 2133, e il Mini Note 2150 che in più offre l’integrazione del modem 3G. Si presenta con un look caratterizzato dall’uso diffuso di alluminio e da una costruzione che punta ad assicurare una robustezza fuori dal comune. Come tutti i notebook professionali di HP, la tastiera del Mini 2140, con i tasti più grandi della media, è protetta tramite l’applicazione di uno strato trasparente (tecnologia DuraKeys) mentre la tecnologia HP “3D DriveGuard” protegge il disco fisso da urti basandosi su un accelerometro digitale triassiale che permette al sistema di parcheggiare rapidamente le testine del disco rigido se è rilevata una caduta del computer. Lo schermo ha pure una protezione antigraffio in acrilico (“HP Panel Protection System”) e perni in lega di magnesio, punto debole di tutti i computer portatili.
Nonostante sia basato sulla triade Intel Atom N270 (1.6 GHz, 512 KB L2 cache, 533 MHz FSB) in unione al Chipset Intel 945GSE e scheda grafica Intel GMA 950, sono previste diverse possibilità di personalizzazione. La più radicale riguarda lo schermo da 10 pollici retroilluminato LED, che può essere sia da 1024x576 pixel sia da 1366x768 pixel, la soluzione che preferiamo. Anche il disco rigido tradizionale da 160 Gbyte può essere sostituito da un modello allo stato solido da 80 Gbyte, più piccolo ma drasticamente più veloce. La radio Wi-Fi è del tipo “n”, la connettività Ethernet è ottimamente del tipo da 1Gbit ma l’interfaccia Bluetooth è opzionale. Completano il quadro la webcam e due slot, per l’uso di carte ExpressCard/54 e per la gestione di memory card Secure Digital, il tutto per un prezzo di listino che non è certamente tra i più economici attestandosi intorno ai 500 euro (è però rivolto soprattutto all’utenza aziendale). Il Mini Note 2140 è però anche uno dei pochi ad annoverare l’installazione di Windows Vista al posto del più tradizionale Windows XP e sarà presumibilmente uno dei primi prodotti con pre-installazione di Windows 7 o perlomeno con notevoli possibilità di personalizzare il sistema operativo: già adesso è possibile scegliere fra diverse opzioni, "downgradare" Vista a Windows XP oppure installare SuSE Linux Enterprise Desktop, una fra le distribuzioni Linux ottimizzate per il mercato professionale.
Si attende proprio in questi giorni, ad un prezzo sempre intorno ai 500 euro comunque contenuto per un target aziendale, il nuovissimo HP Mini 5101 con processore Atom N280 (1.66 GHz, 512 KB L2 cache, 533 MHz FSB) e scheda grafica GMA 950 a pilotare lo schermo da 10.1 pollici retroilluminato LED con risoluzione 1366x768 pixel. Le sue dotazioni sono simili a quelle del 2140 ma la tastiera è ad isola con tasti distanziati e dimensioni pari al 95% di una tradizionale (contro il 92% dei modelli rivali). Il disco rigido può essere anche da 320 Gbyte, la RAM può essere aumentata a 2 Gbyte, l’interfaccia di rete Ethernet è del tipo “giga”, la batteria a 4 celle (29 Wh) o 6 celle (55 Wh), manca la porta ExpressCard ma c’è il lettore di memory card SD/MMC, in soli 1.3 Kg.
Conclude questa piccola rassegna dei prodotti ufficialmente in commercio il recentissimo Samsung N510-KA02 che rappresenta il primo esempio di applicazione della “piattaforma ION” di NVIDIA, creata per aumentare le prestazioni della piattaforma Atom abbinandole un diverso chipset dedicato alla parte grafica. Il chipset ION di NVIDIA incorpora una scheda video di classe GeForce (proprio quella dei MacBook di Apple) che va ad affiancare la GMA 950 incorporata nello schema Atom. Il Samsung N510-KA02,con schermo 11.6 pollici (1366×768 pixel) per una cifra intorno ai 500 euro, ha dunque una doppia scheda video: all’avviamento del computer si può scegliere tra massimo risparmio energetico, usando la scheda video GMA 950, oppure massime prestazioni facendo partire la più performante GeForce 9400M. Le restanti caratteristiche sono più usuali: Intel Atom N280 (1.66 GHz, 512 KB L2 cache, 667 MHz FSB), 1 Gbyte di RAM e disco rigido da 160 Gbyte, radio Wi-Fi di tipo “n”, Bluetooth, Ethernet, webcam da 1.3 Mpixel, uscita HDMI e batteria a 6 celle. Insomma, questo N510 si candida ad essere uno dei best seller dei prossimi mesi.
Netbook domani. In una riunione del 1971 al Palo Alto Research Center Xerox (un luogo mitico per gli appassionati di tecnologia a sua volta ospitato in una città mitica anche per le scienze sociali, negli anni a cavallo tra ’60 e ‘70) l’informatico Alan Kay coniò la frase “ Il modo migliore per predire il futuro è inventarlo”. Il futuro dei dispositivi portatili per il personal computing è dunque tutto da inventare, sul piano ingegneristico con una miriade di componenti pronti per essere miscelati come ingredienti di cucina, su quello del marketing con la necessità di capire i desideri dei potenziali clienti o, ancora meglio e in armonia con la citazione di Kay, inventarli.
La prima variabile sulla lavagna del futuro riguarda il fattore di forma dei miniportatili di domani, che deriva dall’uso che si immagina preponderante. Qualcuno li ha già chiamati “smartbook” che, come suggerisce il nome, sono i candidati ad occupare l’interstizio commerciale fra “smartphone” e “netbook”, seducendo con quelle caratteristiche che secondo qualcuno mancano o non sono messe a fuoco nei miniportatili di oggi. In termini strettamente tecnici stiamo parlando di un piccolo computer, materialmente simile al netbook di oggi ma basato su una “piattaforma” (ovvero il sistema di elettronica interna) diversa. Si parla, in particolare, dell’uso di processori ARM Snapdragon - prodotti da Qualcomm, Freescale e Texas Instruments - e piattaforma grafica NVIDIA Tegra, entrambe mutuate dagli schemi propri dei telefoni più evoluti e quindi in grado di mantenerne le stesse tipiche buone caratteristiche, come la fase di startup del dispositivo più veloce rispetto a qualunque computer. Diversi costruttori sono pronti ad introdurre i loro primi smartbook già dopo l’estate. Mentre Acer si ripropone di presentare alla stampa i suoi primi smartbook dotati di CPU ARM nell’ultima parte dell’anno, Asus è leggermente in ritardo, forse non del tutto convinta che la domanda di questi dispositivi sia in grado di giustificare investimenti immediati.
L’aspetto molto importante del fenomeno smartbook è l’uso di un sistema operativo che non può essere, per ragioni tecniche, il classico Windows: si parla dell’uso generalizzato del nuovo sistema operativo di Google chiamato Android basato su Linux, il quale dovrebbe naturalmente trovare spazio anche sugli smartphone, aprendo una nuova fase del mercato e dell’uso della telematica.
Dall’alto, invece, i netbook subiscono le insidie degli ultimissimi notebook “Thin&Light” (sottili e leggeri) con architettura Intel Core 2 ULV, che promette ben altre prestazioni rispetto alla Atom tipica del netbook di oggi. Questi note/netbook hanno anche più memoria, dischi rigidi più grandi, una scheda grafica finalmente in grado di riprodurre video HD su uno schermo da 11.6 pollici con risoluzione 1366x768. Il tutto con peso e costo paragonabile a quello dei netbook, come nel caso del Dell Inspiron 11z, già venduto in USA a partire da 399 dollari, oppure come l’Acer TimeLine 1810T che dovrebbe essere sul mercato in questi giorni, pronto ad interessare chi già apprezza il fratello Aspire One 751H ma pretende più muscoli. Pesa soltanto 1.3 Kg con batteria a 6 celle da 5.6Ah (62 Wh) per una durata annunciata di otto ore. Si basa su piattaforma CULV con chipset Intel GS45 e processore Intel Core 2 Solo SU3500 a 1.4GHz, abbinato a 4GB di memoria RAM, e soprattutto chip grafico Intel GMA X4500HD a pilotare lo schermo da 11.6 pollici e risoluzione 1366×768 pixel, retroilluminato LED. Non mancano webcam con microfono, lettore memory card, Wi-Fi b/g/n, uscita HDMI, Gigabit Ethernet e tre prese USB 2.0. Inoltre, pur montando di serie Windows Vista, Acer TimeLine 1810T rientra nel piano di aggiornamento a Windows 7 che scatterà il 22 ottobre, un aggiornamento fortemente consigliato per sfruttare al massimo le possibilità della nuova architettura hardware e superare le lentezze operative che Windows Vista ha introdotto anche rispetto al suo predecessore XP.
Il Lenovo IdeaPad S12, invece, ha uno schermo da 12.1 pollici retroilluminato LED da 1280x800 pixel, tastiera full size e touchpad multitouch. Sarà disponibile in due versioni, quella meno economica si baserà sulla piattaforma NVIDIA ION, con grafica integrata GeForce 9400M. In entrambe le versioni (379 euro per la configurazione base) lo chassis ha uno spessore di soli 25 millimetri per 1.36Kg con batteria da 3 celle anche se è praticamente indispensabile scegliere quella da 6 celle che consente autonomia di 6 ore. Esclusivo del prodotto Lenovo (che è il nuovo marchio dei prodotti IBM) è il mini sistema operativo "Lenovo Quick Start" che si avvia immediatamente senza bisogno di aspettare le lungaggini di Windows quando occorre un ambiente base per controllare la posta, web browsing e la fruizione di file audiovideo.
Infine, varie ibridazioni “rischiano” di mettere in dubbio la natura del concetto netbook minandolo alle sue fondamenta. Una regola fin’ora non smentita da nessun costruttore prevede che un netbook non abbia un lettore ottico, DVD, CD o Blu-ray che sia. A sparigliare questa regola arriva al CES 2009 il costruttore più attivo nel presentare frenetiche novità con la sua serie Eee: Asus Eee PC 1004DN, disponibile in oriente per un costo appena superiore a 400 euro, incorpora un masterizzatore DVD, un lettore di impronte digitali e un design con tastiera ad isola differente dal “concept Seashell” caratteristico degli altri Eee PC. Oltre la disponibilità di un lettore DVD incorporato, che amplia le modalità di uso del prodotto, si caratterizza anche per essere il primo elaboratore ad utilizzare il chipset GN40 Intel, che incorpora la scheda grafica Intel X4500M la quale rende il piccolo computer (come si ripropone di fare anche l’integrazione della piattaforma concorrente, ION di NVIDIA) capace di riprodurre file video HD 720p e 1080p (sebbene con prestazioni al limite) sullo schermo da 10 pollici 1024x600 pixel. A causa del poco spazio interno a disposizione il disco rigido magnetico è del tipo da 1.8 pollici e 4.200 giri al minuto (contro i 2.5 e 5.400 degli altri portatili) ma garantisce sempre 120 Gbyte di spazio a disposizione. Il processore Atom N280 collabora con 1GB di RAM, la radio Wi-Fi è di tipo “n”, c’è l’interfaccia Bluetooth 2.1, webcam da 1.3 Mpixel, slot ExpressCard/34, touchpad multitouch, 3 porte USB. Con la batteria a 6 celle (quasi 6 ore di autonomia) il peso è di circa 1.5 kg.