ROMA (21 settembre) - Tra applausi e sventolii di tricolori e al grido “Folgore, Folgore” con le frecce Tricolori che disegnavano una croce nel cielo sono uscite dalla basilica di San Paolo fuori le Mura le sei bare dei parà caduti in Afghanistan, dopo l'ultimo addio con la cerimonia funebre. Tanta la commozione, il dolore che si leggeva sui volti dei familiari come su quello di tutto il mondo politico italiano schierato nelle prime file. Il saluto del piccolo Martin, figlio del tenente Fortunato alla bara del papà, che ha toccato il cuore di tutti. E non sono mancati i momenti di tensione quando un uomo salito sull'altare ha urlato pace subito e alla fine della cerimonia quando dalla folla si è levato il grido: «quanti morti ancora?».
Il corteo funebre. Dopo il bagno di folla di ieri, nel piazzale antistante il Celio pochi cittadini per l'ultimo saluto ai militari. Intorno alle 8:30 due donne, una con una bandiera tricolore sulle spalle, si sono avvicinate all'ingresso dell'ospedale. «Siamo venute anche ieri qui - racconta Francesca, 60 anni di Roma - Quattro ore di fila, anche sotto la pioggia, per dire addio ai nostri eroi. Al passaggio dei feretri applaudiremo perchè questi ragazzi se lo meritano, hanno perso la vita per la libertà».
Anche i quattro feriti di Kabul ai funerali solenni dei sei parà. Il Primo maresciallo dell'Aeronautica Felice Calandriello e i primi caporalmaggiori della Folgore, Rocco Leo, Sergio Agostinelli e Ferdinando Buono, sono rientrati ieri notte in Italia e sono stati ricoverati all'ospedale militare del Celio. Le ferite, tuttavia, non sono gravi ed i militari hanno voluto essere presenti per l'ultimo saluto ai loro compagni.
Le bare avvolte nel tricolore, trasportate, su autocarri militari scoperti. All'uscita dell'ospedale Celio un lungo applauso ha salutato i feretri. Il corteo funebre ha percorso via Flavia, che costeggia il Colosseo per poi proseguire in via di San Gregorio, viale Aventino, via Ostiense e raggiungere la Basilica di San Paolo, per le esequie. Lungo tutto il percorso sono state collocate 2.500 bandiere tricolore e molti cittadini hanno accolto l'invito del sindaco di Roma Gianni Alemanno, ad esporre le bandiere italiane alle finestre. Silenzio e commozione hanno accompagnato passaggio del corteo funebre. Molti i negozianti che abbassano le serrande in segno di rispetto. Il traffico romano al passaggio si blocca: tanti gli automobilisti che si fermano, scendono dall'auto e, unendosi ad altri cittadini, applaudono per rendere omaggio alle vittime.
Decine e decine di persone alla Basilica di San Paolo, nella quale sono già schierati reparti militari. Molti di loro hanno deciso di rimanere fuori dalla chiesa e aspettano pazientemente l'arrivo delle bare dietro le transenne: «Per me sono tutti fratelli - dice con la voce rotta dal pianto, Alfeo Cassiani - sono venuto dall'Umbria e c'ero anche ai funerali dei ragazzi di Nassiriya. Questa missione deve finire, portiamoli via questi ragazzi, portiamoli a casa». Accanto ad Alfeo c'è Fernando, 72 anni, che ricorda quando era nell'Esercito, reparto Artiglieria: «Basta - dice - troppi morti, troppe vite spezzate. Che tornino tutti a casa». Tra la folla, anche un docente di Latino e Greco che mostra un tricolore con su scritto 'Quo gloria et fas docunt', ovvero «Dove la gloria e il destino ci conducono». I familiari delle sei vittime sono entrati nella Basilica accolti dagli appplausi.
Uomo urla pace subito: rischia denuncia. «Pace subito, pace subito», ha gridato Antonio C., 56 anni, durante i funerali. L'uomo ha preso un microfono è andata sull'altare, ha gridato «pace subito» ma è stata subito portato via. L'atto ha suscitato qualche attimo di imbarazzo, anche da parte di chi stava officiando la cerimonia.
Mentre i carabinieri lo portavano via dalla chiesa, Antonio C. ha anche avuto un lieve malore ed è stato soccorso dagli stessi militari e dal personale medico presente. L'uomo è stato portato in caserma dai carabinieri che, una volta completate le procedure di identificazione, non hanno adottato provvedimenti a suo carico. Antonio C. qualche anno fa fu protagonista di una irruzione sul palco del teatro Ariston durante il Festival di Sanremo. Un episodio che gli costò la denuncia per interruzione di pubblico servizio.
Politici commossi. Giorgio Napolitano si inchina al passaggio delle bare e poi resta a lungo sull'attenti. Silvio Berlusconi applaude e accenna un sorriso verso le giovani vedove in nero, dopo aver a lungo accarezzato i familiari e parlato loro prima dell'inizio delle esequie. I presidenti del Senato e della Camera, Renato Schifani e Gianfranco Fini restano sull'attenti e guardano commossi le foto sorridenti dei ragazzi, che il celebrante chiama per nome ad uno ad uno. «Vivano felici per sempre accanto a te», dice il sacerdote mentre il ministro della Difesa, Ignazio La Russa, resta a braccia conserte addolorato. Ad ascoltare la lettera di San Paolo Apostolo, poche file più indietro Napolitano, Berlusconi, Fini e Schifani, ci sono molti esponenti dell'opposizione: D'Alema, Rutelli, Di Pietro, Franceschini. Oltre a Casini e Cesa, gli ex presidenti del Senato Marini e Pera, l'ex capo dello Stato, Scalfaro. Nelle prime file sono schierati al completo tutti i ministri del governo.
Berlusconi: segno di pace con Fini. Il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi ha recitato il mea culpa e si è battuto il petto, durante la preghiera d'inizio della cerimonia funebre. Al momento dello scambio della pace il premier porge la mano per primo al presidente della Camera, Gianfranco Fini, che è seduto accanto a lui e i due si scambiano la pace.
Il cordoglio del Papa. Questo il messaggio inviato dal Segretario di Stato vaticano, cardinale Tarcisio Bertone, all'ordinario militare per l'Italia, mons. Vincenzo Pelvi, con il quale è stato espresso il cordoglio di Papa Benedetto XVI. «Il Sommo Pontefice esprime sentite condoglianze a Vostra eccellenza, familiari e rispettive comunità, come pure alla chiesa castrense e all'intera nazione italiana. Mentre si unisce spiritualmente alla celebrazione esequiale, Sua Santità invoca la materna intercessione di Maria Santissima, Regina Pacis, affinchè Iddio, sorgente inesauribile di speranza e forza nel bene, sostenga quanti si impegnano ogni giorno a costruire nel mondo solidarietà, riconciliazione e pace. E invia di cuore ai partecipanti tutti la confortatrice benedizione apostolica, con un particolare pensiero per i militari feriti».
Ex parà legge preghiera paracadutista. L'ex parà Gianfranco Paglia, deputato del Pdl, costretto su un sedia a rotelle dopo essere rimasto ferito in Somalia, ha letto la preghiera del paracadutista sul finire della cerimonia funebre. Accanto a lui il figlio di Antonio Fortunato, Martin, di sette anni, con in testa il basco amaranto della Folgore. Subito dopo la lettura della preghiera, un trombettiere ha suonato il Silenzio.
Piccolo Martin fa saluto militare. Il piccolo Martin, sette anni, figlio di Antonio Fortunato, in testa il basco amaranto della Folgore, ha fatto il saluto militare, portando la manina sulla fronte mentre scorrevano le note del Silenzio. Nell'altra mano stringeva un fazzoletto. Prima dell'inizio della cerimonia aveva dato una carezza alla foto del papà e poi alla bandiera italiana, uno sguardo al basco amaranto appoggiato sul cuscino rosso e poi di nuovo di corsa tra le braccia della mamma. Quando le bare sono entrate nella basilica, prima ancora che cominciassero le esequie, Martin si è alzato dalla sedia alla sinistra dell'altare dove erano stati sistemati alcuni dei familiari delle sei vittime. E passando davanti alle più alte cariche dello stato si è diretto verso la bara del papà, al centro delle sei schierate sotto l'altare. Poi quella carezza, che ha commosso molti, e il ritorno quasi di corsa a raccogliere l'abbraccio della mamma.
Frecce Tricolori. I feretri dei sei parà sono stati portati a spalla da commilitoni fuori dalla basilica di San Paolo. Il corteo funebre è preceduto da due corazzieri in alta uniforme che portano la corona di fiori del Presidente della Repubblica. Dietro le bare i familiari delle vittime. Poi le Frecce Tricolore hanno reso omaggio ai sei parà passando sui cieli di Roma lasciando in cielo la scia tricolore. Le Frecce Tricolori hanno sorvolato prima in orizzontale e poi in verticale componendo una croce. Intanto le bare dei militari uccisi venivano portate fuori accompagnate dal grido "Folgore, Folgore".
«Adesso ritirateli». E' l'urlo di un uomo rivolto premier al momento dell'uscita. Subito dopo una donna ha urlato «quanti morti ancora dovremo piangere?».
Omelia: ruolo missione di pace. «Le missioni di pace ci stanno aiutando a valutare da protagonisti il fenomeno della globalizzazione, da intendere anche come comunione e condivisione tra popoli, guidati dalla verità ». È quanto ha detto, nell'omelia monsignor Vincenzo Pelvi, ordinario militare per l'Italia, che ha ricordato uno a uno le vittime chiamandole per nome ed esaltando le loro vite vissute al «servizio della pace». Mons. Pelvi ha anche ringraziato e avuto parole di conforto per i familiari delle vittime. Durante l'omelia, pronunciata di fronte alle centinaia di persone presenti nella basilica di San Paolo fuori le mura, mons. Pelvi ha sottolineato che «c'è l'esigenza concreta di proteggere un principio diventato ormai, a mio parere, la ragione delle missioni di pace. Se lo Stato non sa proteggere la propria gente da violazioni gravi e continue dei diritti umani e dalle conseguenze delle crisi umanitarie, la comunità internazionale è chiamata a intervenire esplorando fino in fondo la via diplomatica e incoraggiando anche i più flebili segni di democrazia». Il sacerdote si è poi rivolto alle famiglie delle vittime, ringraziandole per aver insegnato ai propri figli fin dall'infanzia il senso del «sacrificio».
La Russa: via quando sapranno difendersi. Il ministro della Difesa Ignazio La Russa ha precisato che l'Italia rimarrà a Kabul fino a quando «gli afgani non saranno in grado di difendersi da soli» e ha sottolineato che è «pericoloso» parlare di exit strategy. «Una cosa - ha detto La Russa intervistato a Telenova - deve essere chiara: noi non dobbiamo tener conto, come Parisi, che è stato un ottimo ministro, di una parte della maggioranza che è a favore del ritiro dall'Afghanistan. Gli altri sono in guerra con noi. La nostra costituzione ci impedisce azioni di guerra come sparare per primi o bombardare ma possiamo usare la forza per aiutare gli afgani attaccati dai terroristi». La Russa, ricordando le parole di Umberto Bossi che in più di una circostanza ha affermato la necessità di far ritornare a casa i soldati italiani, ha precisato: «Le prime parole di Bossi sono state sbagliate. Se avesse mantenuto questo atteggiamento ci sarebbe stato un problema ma devo dire che gli amici della Lega, anche nel Consiglio dei ministri, hanno sostenuto la nostra azione. Un atteggiamento diverso sarebbe stato pericoloso perchè parlare di exit strategy vuol dire mettere a rischio i nostri soldati che potrebbero essere attaccati in modo violento da chi vuole condizionare l'azione del Parlamento e del governo italiani».
Lubriano, il padre con la giacca della divisa di Pistonami. È giunto a Lubriano, in provincia di Viterbo, il corteo funebre con il feretro di Giandomenico Pistonami. Il carro funebre era seguito da due pulmini dell'esercito con a bordo i familiari del militare e la fidanzata. Il padre indossava la giacca della divisa del figlio, con la quale ha seguito anche i funerali di Stato celebrati a Roma; la fidanzata Zueca aveva invece in mano una fotografia in cui è ritratta insieme a Giandomenico. La bara è stata trasportata a spalla dai parà del 186/mo Folgore di Siena, nel quale prestava servizio Pistonami. La salma resterà esposta fino a mercoledì mattina nella villetta dove abitano i genitori del ragazzo e dove c'è ancora la sua camera. I funerali privati verranno celebrati mercoledì mattina alle 10 nella chiesa parrocchiale di San Giovanni Battista a Lubriano. Subito dopo il militare sarà tumulato nel cimitero del paese al confine tra la provincia di Viterbo e l'Umbria. Il corteo funebre ha attraversato le strade del paese con decine di tricolore listati a lutto sulle finestre. Davanti alla villetta dei Pistonami, alla periferia di Lubriano, c'erano circa 200 persone in attesa. L'arrivo della bara è stato salutato da un lungo applauso mentre gli amici di Giandomenico lo hanno atteso in casa con i nonni paterni ed altri parenti. Per circa un'ora alla camera ardente saranno ammessi solo i parenti e gli amici più stretti, dalle 18 circa in poi sarà invece aperta ai cittadini.
Fiacolta per Matteo Mureddu. È atterrato all'aeroporto di Cagliari il Dornier dell'Esercito con a bordo la salma del primo caporal maggiore della Folgore Matteo Mureddu. Questa sera a Solarussa, i giovani del piccolo centro dell'oristanese hanno organizzato una fiaccolata. Il corteo partirà alle 20,30 dalla piazza del Monumento ai Caduti e percorrerà le vie del paese per concludersi davanti al Municipio, in corso Fratelli Cervi, dove è stata allestita la camera ardente.