FRANCOFORTE (10 ottobre) - A Detroit si mordono i gomiti. Anche se al recente motor show di Francoforte non erano presenti, i vertici della General Motors hanno trascorso notti agitate nel vedere la nuova Opel Astra splendere sotto i riflettori. Un po’ di invidia e tanti rimpianti, ma soprattutto l’incubo di non poter gestire in prima persona un lancio tanto importante dopo aver controllato per oltre ottant’anni l’antica casa di Russelsheim.
In realtà, il braccio di ferro continua. Nonostante prima delle elezioni politiche in Germania sia stato annunciato l’accordo per far diventare il principale azionista di Opel la cordata composta dagli austrocanadesi di Magna e dai russi di Sberbank, il nuovo team guidato dall’amministratore delegato Fritz Henderson non molla la presa. È certo che, nel definire i dettagli del contratto che verrà siglato nei prossimi mesi, la squadra americana appoggiata dal presidente Obama farà di tutto per mantenere il legame più stretto possibile con i cugini di Opel e con la loro avanzata tecnologia. Solo così GM potrà sperare di tornare rapidamente a competere con Toyota, Volkswagen e Ford, i giganti che si contendono la leadership mondiale. Senza il supporto di Opel, e senza una presenza forte in un mercato strategico come quello europeo, il sogno resterà impossibile. La nuova generazione di Astra è l’esempio più concreto del valore Opel, un concentrato di contenuti vestito con un abito elegante che si affianca alla recentissima Insignia ancora saldamente sul trono di Auto dell’Anno 2009. Ed Astra, senza nascondere le ambizioni, ha l’obiettivo di ereditare la corona. Insignia e Astra, quindi, colpi ravvicinati che mettono la casa tedesca in pole position in due dei segmenti fondamentali del supermarket continentale.
La prima è stata un grande successo, diventando in fretta una delle regine della categoria; l’altra ha utilizzato le stesse armi per tentare di ripetere il percorso vincente. Come la sorella maggiore, Astra interpreta in modo tutto suo la filosofia dominante del “downsizing”. La integra con un tocco originale, la rende unica. Per certi versi la capovolge. Eh sì, dopo averla ammirata da vicino e guidata sulle strade tedesche in alcuni punti senza limiti di velocità, si ha la conferma che la compatta cinque porte è un progetto “upsizing”.
Da una parte, infatti, emerge con decisione l’impegno messo in campo per migliorare l’efficienza, contenere le cilindrate, ridurre i consumi, abbattere l’inquinamento. Dall’altra, però, si nota con altrettanta immediatezza che le dimensioni sono aumentate, così come sono cresciuti lo spazio interno, il comfort, i livelli di sicurezza e i contenuti tecnologici, alcuni dei quali ancora sconosciuti per le vetture di “classe media”. Forse non tutti gradiranno la taglia “extra large” (al top della sua classe, Astra è lunga 442 centimetri, 17 in più dell’attuale modello) ma, come è avvenuto per Insignia, l’approccio cattura l’attenzione e molti clienti potrebbero considerare l’upsizing un vero valore aggiunto. La strategia Opel, infatti, include il prezzo fra gli elementi che non crescono: la nuova gamma Astra parte da 16.750 con climatizzatore, radio Cd MP3 con comandi al volante e cruise control inclusi.
La nuova vettura è la decima generazione delle “compatte” Opel, una tradizione che affonda le radici nel lontano 1936 quando fu lanciata la prima Kadett. Dopo altre cinque serie, nel 1991 i manager della casa tedesca decisero di cambiare nome. Da allora l’Astra è sempre stata sul podio nella classifica delle vendite del segmento più importante d’Europa (vale quasi un terzo delle vendite totali), seducendo mediamente circa mezzo milione di clienti l’anno. Il nuovo modello è ancora più ambizioso, sfida apertamente la Golf che, oltre ad essere la regina della categoria è anche l’auto più richiesta del Continente. «Forme artistiche scolpite con la precisione tedesca», ha ripetuto Mark Adams (il responsabile del Design di GM Europa) commentando lo stile della nuova nata, le stesse parole pronunciate al lancio di Insignia. Astra ha forme eleganti, piacevoli ed equilibrate. Sembra quasi un coupé, ma ha un’ottima abitabilità e una buona capacità di carico. Un grande lavoro è stato fatto nell’abitacolo dove la plancia di qualità fa respirare un’aria premium.
Il salto di classe è confermato dai contenuti. La nuova Opel ha una scocca più rigida, una sofisticata sospensione posteriore che prevede un assale torcente integrato ad un parallelogramma di Watt e soprattutto si può avere con il sistema FlexRide che controlla elettronicamente in tempo reale il comportamento delle sospensioni. Non mancano altre chicche introdotte da Insignia come la telecamera che legge e riproduce sul cruscotto i segnali stradali, la nuova generazione di luci bi-xeno che si autoregola a seconda delle condizioni, il FlexFix per portare le bici e il FlexFloor per modulare il bagagliaio.
I motori, tutti Euro 5, sono più efficienti ed hanno dato un notevole contributo alla riduzione media del 12% delle emissioni di CO2. Si potrà scegliere fra quattro cuori a benzina ed altrettanti turbodiesel common-rail, e fra due livelli di allestimento, Edition e Cosmo. Al top la versione Cosmo S disponibile con i due propulsori più potenti (il 1600 turbo benzina da 180 cavalli e il due litri turbodiesel da 160). Il 1400 benzina aspirato da 100 cavalli emette 129 g/km di CO2 e consuma 5,5 litri ogni 100 chilometri. I diesel hanno tutti il filtro antiparticolato di serie ed emettono tutti meno di 130 g/km di CO2 con l’1.3 da 95 cavalli che scende addirittura a 109 g/km.