BASSANO (22 novembre) - Come andrà a finire tra Lele e Bianca, i protagonisti de "Un medico in famiglia?". Tutta Bassano tifa per la concittadina Francesca Cavallin che nella fiction interpreta il ruolo di Bianca. la risposta domani sera, lunedì, nell’ultima puntata della fortunata serie televisiva.
Una cosa è certa Bianca, la ragazzina che studiava al liceo Brocchi di Bassano (massimo dei voti e successiva laurea in Letere a Padova con 110), ha conquistato con la sua semplicità, bellezza e bravura il grande pubblico televisivo.
Intervistare Francesca Cavallin è un piacere, perché ci si trova davanti da una figura di attrice sana, lontana dal gossip, pulita, oltre che affascinante, esempio positivo per molte nostre giovani, a volte stordite da modelli come veline, Grande fratello. Facciamo presente subito questo aspetto a Francesca, che ora vive a Milano, ma che torna spesso dai suoi genitori a Fellette di Romano.
«E’ vero so che molti, quando si parla di mondo delle spettacolo, pensano alle escort ed alle veline. Ma non è il mio mondo. Non lo accetto. Non sono per i giornali scandalistici, per il gossip. Non ho sposato un calciatore, non tradisco, non vado all’Isola dei famosi. C’è un modo di intendere questa professione che non è il mio. Non ho il gossip alle spalle. Non vado in copertina con il figlio. Faccio questo lavoro per altri motivi»
- Ma come è riuscita sfondare? «Ho cercato e cerco di guadagnarmi il posto da sola, con i provini, lo studio. E’ una fatica pazzesca. Si ha l’impressione di non arrivare mai. Il gossip aiuterebbe. Ma la sua mancanza è uno scotto che accetto. Credo che si possa vivere nell’ambiente dello spettacolo senza compromessi. Magari si ha qualche delusione , ma alla fine il successo, se si lavora , arriva..»
- È successo così anche per ‘Un medico in famiglia”? «Sono stata contattata dalla regista Tiziana Aristarco. Ho fatto solo due provini. Mi hanno preso subito. Non me l’aspettavo, anche se ero sicura di aver sostenuto un buon provino. Io in genere sono molto esigente con me stessa, ma quella volta avevo la sensazione di aver fatto bene».
- Difficoltà con i personaggi nuovi? «Si, ma sono stata molto aiutata. Era naturale che all’inizio fosse così. Loro erano una squadra collaudata, che lavorava insieme da circa dieci anni. Ho trovato persone molto disponibili, Giulio Scarpati, splendido, Ugo Dighero, quello che nella fiction fa mio fratello. Abbiamo lavorato insieme dal novembre scorso fino a luglio».
- Il suo ruolo? «Sono entrata in un nuovo personaggio, in un contesto già ben formato. Ero destinata a prendere l’eredità di Claudia Pandolfi, l’Alice molto amata dal pubblico: un ruolo importante che mi ha chiesto responsabilità. Giulio Scarpati mi ha molto aiutato. Io mi sono ritrovata bene nel ruolo di Bianca. E’ un personaggio che rientra un po’ nella commedia, un genere difficile. Far ridere o sorridere è più difficile che far piangere. Anche in questo Ugo Dighero mi ha aiutato».
- Che impressione le ha fatto lavorare accanto ad un mostro sacro come Lino Banfi? «Banfi fa parte della storia del cinema italiano. E’ un grandissimo professionista. Era bello, tra una pausa e l’altra dei lavori, sentire raccontare aneddoti, pezzi di storia. Lascia una grande eredità. Ho imparato, lavorando con lui al “Medico”, che bisogna impegnarsi, continuare a studiare, rispettare tutte le professioni. Nel prodotto finale si vedono le nostre facce, ma dietro ci sono tante professionalità».
- Lei interpreta la figura della pasticciera. «Mi è piaciuta da morire, una figura affascinate. Bianca non è solo una ‘cioccolatara’. E’ una interprete di lingue in Olanda, che torna a prendere momentaneamente l’attività di famiglia. Si crea una professione nuova, recupera una passione ed una dimensione autentica. La figura di Bianca è bella perchè il suo cioccolato è accogliente avvolgente, quasi ti coccola. Anche il negozio è ben curato, forse è uno dei luoghi più curati della fiction. I personaggi sono tutt’uno con la cioccolata».
- E la figura di Ave, veneta come lei? «Emanuela Grimaldi, che fa questo ruolo, è triestina, è veramente brava. Mi ha avvicinato come veneta, mi ha chiesto consigli, che ho dato volentieri. Ad esempio le ho ricordato frasi intercalari nostre, come ‘Maria Vergine, putei,…” Quella di Grimaldi comunque è una storia bellissima».
- A lei piacerebbe recitare in veneto? «Mi piacerebbe tantissimo. Mi piacerebbe ad esempio fare Goldoni. E’ un ritorno alle nostre origini».
- Ha chiuso con l’ultimo addio a Lele Martini, Giulio Scarpati, o domani sera nell’ultima puntata ci sarà ancora? «Sono stata una presenza fissa per tutto il ciclo. Ci sarò ancora…».
- Questa edizione di "Un Medico di famiglia" sarà l’ultima? «Questa era l’intenzione. Si voleva chiudere in bellezza. Quindi si è investito molto. Ad esempio le riprese sono in pellicola, non in digitale. Il racconto è stato molto curato. Però , visto il successo di pubblico, può darsi che si continui…».
- Che giudizi ha ottenuto sinora? «I riscontri sono stati ottimi. Le persone per strada mi riconoscono, mi salutano. Anche dagli addetti ai lavori ho ricevuto molti apprezzamenti. Per me è importante, è un ruolo da commedia brillante che mi impegna. Ho studiato un anno e mezzo. Avevo tanta paura. In realtà è andato bene».
- Come ci si sente con tanta notorietà? «Io in realtà non la cercavo direttamente la notorietà. Fa piacere, se arriva. Ma il mio vero obiettivo è lavorare, recitare bene, riuscire ad esprimermi veramente».
- Torna spesso a Bassano? «La mia vita è tutta una corsa, viaggi in aereo, Roma Milano. Ma appena posso torno dai miei, da mio papà Giuseppe, mia mamma Maria Agnese, porto loro il mio bambino, Leonardo di tre anni. A Bassano mi sento proprio a casa mia, mi piace proprio tornare».
- Un sogno? «Recitare a teatro. E’ il mio mito. Quando sarò più brava vorrei proprio farlo».
- Magari il Goldoni, lei che è veneta.. «Mi piacerebbe tanto recitare il Goldoni, recitare anche in Veneto, che amo».
Dopo la "cioccolattara" protagonista televisiva de "Un Medico di famiglia", Francesca Cavallin potrebbe essere davvero una splendida Locandiera goldoniana.