VENEZIA (30 agosto) - La voce di Dino Boffo è quella di uomo provato dalla tempesta che si è abbattuta non solo su di lui, ma anche sulla poltrona di direttore di "Avvenire" dove sta seduto da una quindicina d’anni e, soprattutto, sulle gerarchie della Chiesa italiana, visto che gli editori del quotidiano sono i vescovi. di Giuseppe Pietrobelli
Eppure non sembra intenzionato a mollare, a concedere un solo centimetro a chi lo ha attaccato in modo pesante tirando in ballo la sua vita privata.
Direttore Boffo, ha qualcosa da aggiungere al comunicato dell’altro giorno?
«No, no, no... Non ho proprio nulla da dire».
Eppure lei ha parlato di killeraggio contro di lei, ha detto che non si lascia intimidire, che è una vicenda "inverosmile, capziosa, assurda".
«Confermo, mi basta quello che ho scritto. Non ho altro da chiarire».
Adesso cosa farà?
«Andrò avanti».
In che modo, con quali iniziative?
«Sono certo che verrà fuori tutta la verità».
Allude a iniziative giudiziarie, querele o citazioni per chiedere i danni?
«Presenteremo querela, ma a me interessa la verità. E sono convinto che questa verrà fuori spontaneamente».
In che modo?
«L’opinione pubblica saprà, tutto sarà chiaro da quello che emergerà civilmente, naturalmente in Tribunale».
Lei ha avuto importanti incarichi, quando era ancora giovane in Azione Cattolica, dove divenne segretario generale. Poi però tornò nella sua diocesi di origine.
«Era il 1982 e dovevo ultimare gli studi universitari di Lettere. A Roma avevo infatti sostenuto tutti gli esami. Mi mancava solo la tesi di laurea. Ne approfittai studiando per un anno a Treviso».
Con chi si è laureato?
«Con il professor Pier Franco Beatrice che insegna Letteratura cristiana antica all’Università di Padova».
Quanto è rimasto a Treviso?
«Fino al 1991. Sono entrato da pubblicista nella redazione de "La vita del popolo", poi ho fatto il vicedirettore, quindi il direttore. Nel frattempo ho anche fatto il presidente dell’Azione Cattolica per quattro anni».
Il grande salto è avvenuto con il quotidiano cattolico.
«Andai come vicedirettore nel 1991».
Non vuole proprio commentare quello che sta accadendo, un evento che interessa la politica, la vita della chiesa, il giornalismo, in qualche modo anche il costume?
«Per il momento preferisco non farlo. Ma sto preparando un testo».
In effetti Boffo aveva pensato di diffondere ieri un’ulteriore presa di posizione, più articolata rispetto a quella del giorno in cui ha letto il servizio su "Il Giornale". Poi però ha potuto leggere le dichiarazioni del cardinale Angelo Bagnasco, arcivescovo di Genova e presidente della Conferenza Episcopale Italiana. Una difesa senza equivoci che, oltre a definire «disgustoso» l’attacco ricevuto a mezzo stampa, gli ha espresso la solidarietà propria e dei vescovi italiani.
E così Dino Boffo ci ha ripensato. Ha ritenuto di attendere qualche giorno prima di esternare le proprie considerazioni. Di certo, stando alle sue parole, c’è da attendersi un epilogo giudiziario, a causa dell’annunciata querela che verrà presentata dai suoi avvocati.
Il direttore di "Avvenire" ostenta una certa sicurezza e si dice convinto che l’opinione pubblica verrà presto a conoscenza della verità. Sotto osservazione, in un’inchiesta penale per diffamazione, potrebbe essere il testo citato tra virgolette e attribuito nell’articolo de "Il Giornale" a una "nota informativa" che accompagnerebbe il rinvio a giudizio per molestia a carico di Boffo e conclusasi con un patteggiamento. Nel fascicolo vi sarebbero anche intercettazioni telefoniche risalenti al 2002 e che poi avevano avvalorato l’inchiesta.