False visite a noi celiaci per evitare che
la Regione continui a erogare contributi

Sono una cittadina veronese, volevo porre alla vostra attenzione la situazione di ingiustizia che noi celiaci del veneto stiamo vivendo. Con una delibera regionale la giunta ha deciso di sottoporci ad una visita obbligatoria per il calcolo del fabbisogno calorico quotidiano al fine di tagliarci i buoni mensili.

Esiste un decreto ministeriale che fissa tali tetti a 99 euro per le donne e 140 euro per gli uomini. La regione Veneto, unica in Italia, non ha osservato tali disposizioni e si è letteralmente inventata tale delibera. La nostra associazione ha cercato un dialogo, prima rifiutato dagli assessori Colletto e Ciambetti e poi, peggio, per evitare una manifestazione in piazza ci era stato promesso dagli assessori la revisione della delibera con annullamento dell’obbligatorierà alla visita. Promessa mai mantenuta.

Le visite in realtà non esistono. Nel senso che in alcune città come Vicenza viene fatto compilare solo un questionario in cui richiedono peso, età, altezza. Tale questionario viene poi consegnato alle Asl di appartenenza e si attenderà gennaio per la sorpresa finale cioè per conoscere l’importo dei buoni. In altri casi sono state eseguite da medici generici non competenti nell’ambito della celiachia… loro stessi hanno ammesso: ”noi di celiachia non sappiamo nulla”.

Ma quel che è peggio ci sono stati episodi in cui le visite sono state fatte da un’impiegata dell’Asl poiché, cito sue testuali parole, “si tratta solo di fare una pesata”. Ed infatti è così: durante queste pseudo visite ci pesano, ci misurano in altezza e basta. Inseriscono i dati al pc e ne esce un fabbisogno calorico ovviamente ribassato, a cui corrisponde un tetto mensile ovviamente sempre più basso di quello deciso dal decreto ministeriale. Non vi è celiaco, donna o uomo che sia, che esca da tali visite con confermati rispettivamente i 99 o i 140 euro fissati dal decreto ministeriale.

Queste visite non sono assolutamente delle visite specialistiche come invece imposto nella delibera, non calcolano il nostro fabbisogno giornaliero tenendo conto di eventuale stato di salute, sport praticati, attività professionale. E la delibera parlava invece proprio di questo. Lo scopo è solo tagliare! Senza contare che alcuni di noi hanno subito delle vere e proprie ingiustizie durante tali visite: l’impiegata e non il dottore che inventava letteralmente l’altezza della paziente per associarla a un tetto più basso e poi affermare che noi celiaci siamo degli abusivi e che dobbiamo imparare a mangiare cereali alternativi.

Alcuni di noi invece che ad una visita si sono ritrovati in una biblioteca a compilare dei questionari. E tutto questo lo subiscono anche i bambini. Il tetto così fissato rimarrà tale per gli adulti per 3 anni senza possibilità di aggiornamento e 1 anno per i bambini. Le Asl completamente disorganizzate ora cominciano a scrivere che per gennaio non riusciranno a fare tutte le “visite” quindi non sappiamo nemmeno se i buoni ci verranno o meno dati ad inizio anno!

La nostra associazione continua a chiedere chiarimenti alla Regione, che continua a non rispondere dopo averci letteralmente presi in giro con false promesse. Non chiediamo nulla se non di essere ascoltati e che ci venga riconosciuta la dignità che ci spetta. Capiamo la necessità di risparmio in questo periodo, per cui accetteremmo tranquillamente il buono mensile come fissato dal decreto ministeriale, ma non accettiamo il sotterfugio delle visite obbligatorie per abbassare in modo ingiusto tale cifra. I prezzi dei prodotti gluten free sono esorbitanti (es. 1 kg di farina 6.50 euro).

La Regione avrebbe potuto risparmiare evitando l’inutile spesa di queste false visite. Abbiamo anche delle proposte da fare alla Regione per aprire un dibattito costruttivo su come risparmiare, anche ispirandoci al modello di altre Regioni, ma non veniamo ascoltati.

Marta Varchetta
Verona

martedì 6 novembre 2012



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