Regione indipendente, il consiglio vota
sul referendum per staccarsi dall'Italia

La mozione presentata da Foggiato raccoglie consensi: con
lui Lega, Pdl, parte del Pd e anche il rappresentante comunista

Una riunione del consiglio regionale a palazzo Ferro Fini (Attualità)

di Alda Vanzan

VENEZIA - I contrari, come Lucio Tiozzo del Pd, dicono che sarà una perdita di tempo, «una giornata buttata per fare cinema». I favorevoli alla discussione, come Stefano Fracasso, che è sempre del Pd, sostengono che «è proprio nei momenti di crisi che lo sguardo va lanciato un po’ lontano». Così lontano da staccare il Veneto dall’Italia? Fracasso, come tutti gli altri democratici, non ci pensa minimamente. Eppure è questo che potrebbe succedere tra una settimana esatta: decidere di chiedere ai 5 milioni di veneti se vogliono continuare a stare nel Belpaese o se, invece, andarsene. Proprio come vuole fare la Catalogna.

Il tema è il referendum per l’indipendenza e la possibilità che venga indetto c’è: se ne discuterà in un consiglio straordinario convocato per mercoledì 28 novembre. La Lega con il capogruppo Federico Caner ha annunciato voto favorevole, il capogruppo del Pdl Dario Bond è arrivato a sottoscrivere la mozione di Mariangelo Foggiato (Unione Nordest) che punta proprio a quello: indire la consultazione popolare. Occhio, anche Pietrangelo Pettenò, il comunista di Palazzo Ferro Fini, al cui confronto quando si parla di federalismo talvolta i leghisti sembrano pivellini, ha firmato la mozione di Foggiato. Ma non è detto che la voti: «Con le opportune modiche si può approvare, anche il referendum si può fare purché non sia demagogia: lasciare l’Italia è fuori discussione, insistere sull’autodeterminazione del popolo veneto è doveroso». Un pezzo di sinistra, vale a dire il Pd, non la pensa così: «È giusto - ribatte Pettenò - perché quelli del Pd sono i più statalisti. Devono occupare lo stato per governarlo anche a costo di restringere spazi di democrazia: il governo Monti è il governo di Napolitano e del Pd, mica di Berlusconi».

Tolto Fracasso, in effetti, nessuno del Pd ha firmato per la convocazione del consiglio straordinario su autonomia, federalismo, indipendenza. La raccolta delle sottoscrizioni (42 su 60) l’ha fatta Sandro Sandri (ex Lega) e ieri è stata decisa la data. Mercoledì all’ordine del giorno ci sarà anche la mozione di Foggiato, un testo che lo stesso autore definisce «rivoluzionario». Tutto da vedere, però, se il provvedimento sarà dichiarato ammissibile. «Non lo è, quando si parla di indipendenza del Veneto si è chiaramente fuori della Costituzione», dice Tiozzo. Sarà, ma a palazzo dicono che il testo dovrebbe essere ammesso senza problemi. E dovrebbe essere vagliata anche la risoluzione presentata ieri al Ferro Fini dal segretario di Veneto Stato, Antonio Guadagnini, sempre per far indire il referendum.

La Lega non obietta: «I veneti aspettano un segnale forte dalla massima istituzione legislativa regionale in un momento di svolta politica e di crisi economica - dice Caner - Oggi è quanto mai fondamentale che il consiglio regionale si pronunci in merito alle istanze di indipendenza dei cittadini veneti, dando forza alla giunta per compiere i passi necessari ad ottenere maggiore autonomia”. Il segretario veneto Dell’Udc, Antonio De Poli, smonta l’iniziativa: «Il referendum per l’indipendenza del Veneto non è fattibile, è il solito giochino leghista. Si tratta di una strada non percorribile che rimarrà solo sulla carta».

Piero Ruzzante, Pd, è sferzante: «Zaia appare ormai incapace persino di parlare ai suoi. Mentre la sua giunta approva pomposamente provvedimenti per la riforma del titolo V sulle autonomie, la Lega in consiglio mette in calendario la discussione sull’indipendenza. Si mettano d’accordo: di certo questo è un presidente senza bussola, al limite dell’inutilità».

mercoledì 21 novembre 2012



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