ROMA - SI sono divertiti i ragazzi del Satyricon azzurro da Roma nord, del festone mitological-trash che non è degno d’incrociare le cronache politiche ma purtroppo le incrocia tristemente. Anche se i presenti se la godono intingendo i grappoli d’uva nella vodka o nelle anfore simil-classiche traboccanti di mojito e poi se li mettono tra i capelli dicendo ai compagni di bisboccia: «Succhia qua!». O ecco il puttino, uno degli amici più cari del festeggiato.
Il festeggiato è il consigliere regionale del Pdl Carlo De Romanis, mentre il puttino lancia con l’arco cuori rossi gridando: «Io sono Cupidoooo». E gli risponde una ragazza: «Quanto sei bello. Ma non sarai mica cripto-gay?».
Alla fine di quella nottata al circolo del tennis del Foro italico, dopo aver ballato per ore la house music e la tecno dance stile David Guetta ma vestiti da Circe e da Minosse, da Giove e da Zeus («Quale era quello greco, il primo o il secondo?»), da Adone e da Afrodite («Ci mettiamo insieme come quei due? Dove stavano, nel pantheon o nella Divina commedia?»), uno che sembra uscito dal toga party di John Belushi in Animal House si rivolge al festeggiato travestito da Ulisse e gli dice così: «A Carle’, t’è costata poco ’sta sciocchezza...». E lui, il neo-consigliere laziale de Romanis, tornato a Itaca anzi appena andato al potere dopo l’elezione nel 2010 che stava appunto celebrando il 10 settembre di quell’anno con gli amici, risponde al compagno di sbraco: «Dai che lo sai quanto guadagniamo noi politici. Meglio spendere un po’ di soldi in una bella festa così che in altre sciocchezze».
Non ha parentele dirette con i divertimenti di Berlusconi la destra godona, quirita e cafonal in panni da magna Grecia o solo da magna magna, questo Olympus (nome della serata) senza bunga bunga nè statuette di Priapo ma specchio di certa probabile o improbabile classe dirigente under 40 in tunica o in clamide o in panni di divinità anche scosciate che si scatenano sotto il colonnato corinzio di carta pesta fatto costruire per l’occasione. E tuttavia De Romanis anche in onore del Cavaliere qualche serata l’ha organizzata, ai tempi in cui l’attuale consigliere della Pisana stava a Bruxelles come assistente dell’eurodeputato Antonio Tajani. Arrivavano lassù Silvio e la sua corte per un appuntamento politico ed è capitato che Berlusconi si affacciasse a un party di Carletto per raccontare barzellette. Si narra all’Europarlamento che le feste in trasferta di De Romanis non erano smodate: «Mica possiamo farci riconoscere come i soliti italiani?».
Invece in Italia, nella Roma da suburra pseudo-chic, ci si diverte a farsi riconoscere come italiani alle vongole magari incravattate e in divisa da piazzale delle Muse. Nel super-party greco-romano di quaggiù - pagato senza soldi pubblici, assicura De Romanis, ma poi dovranno uscire fuori i conti - dentro il pantheon o nell’olimpo che si muove al ritmo del dj tra i duemila presenti c’è Briseide. Chi? E’ il patronimico usato da Omero nell’Iliade per Ippodamia, figlia di Briseo, sacerdotessa troiana di Apollo. Decine di presenti dicono che quella sera Briseide era Annagrazia Calabria, attuale responsabile dei giovani azzurri.
«Ma che male c’è ad essere stata a quel party?», dicono le amiche della Briseide berlusconiana, evidentemente ignare che ai cittadini questi spettacoli ormai danno il voltastomaco. Ma non c’è nessuno dei magnifici duemila che non si bei della prova irresponsabilità: «Che festa strepitosa e per niente scandalosa. Pareva carnevale». Arriva Renata Polverini, senza maschera, pantaloni lunghi scuri con soprabito e ballerine ai piedi, ma assicura: «Giusto dieci minuti». In tempo per venire immortalata in una foto, accanto a Carletto non ancora diventato Ulisse, che adesso le viene rimproverata. E il super-assessore Cetica? C’era e, ricordando l’evento, dice soavemente e senza senso del ridicolo: «Provai imbarazzo perchè non ero mascherato». Nè da gladiatore con la spada di plastica («L’ho rubata prima di uscire di casa a mio fratello di quattro anni», ricorda un altro amico di Carletto) nè da vestale sexy light con coturni d’oro e faretre come Flaminia e Bea (parioline venticinquenni e possibilmente recidive: «Una festa così? Dieci, cento, mille!») né da Minotauro (quello, con peli suoi personali e verissimi, giurano i truccatori, è Giovanni Andrea Panebianco, dei Club della Libertà) né da cavallo di Troia.
Ce n’è uno di cartone, soltanto la testa in verità, che scende da una Smart e chiede: «Era Omero o Virgilio che parlò di me?». O forse, verrebbe da aggiungere, era Federico Moccia? Tra gli dèi c’è Eros, anzi ce n’è più di uno anche femmina e alcune portano il cuoricino di Tiffany appeso alla collana, ma pure Vulcano: cioè Alberto Paravia, nipote del senatore Salvatore. La giovane principessa Olimpia Colonna è Medusa. Si divertono i giovani forzisti Emanuel Cristadoro e Alvise Angelini e tutti gli altri. Non li sfiora l’idea che non è più tempo di cinepanettoni e di burinerie finto-fashion odiose ai più?
L’Ulisse De Romanis fa un discorsetto politico per ringraziare tutti e «molti di voi mi hanno aiutato nel 2009 per le elezioni europee, dove ho preso 24.600 preferenze e grazie a quel successo ora sto in Regione. Come minimo, in cambio, vi devo questa festa». Da 40.000 euro: e crepi l’avarizia e abbasso la miseria. Ora, in ricordo di quei sollazzi, piovono centinaia di commenti on-line, come questo che spiega il tipo di umanità presente: «Fu una festa fichissima, meglio che comprarsi una Bmw». Coca? Niente, assicurano i presenti. Alcol? I soliti cocktail. La Giulio Galotti advertising, come anteprima pubblicitaria per l’evento, scelse le scalinate del palazzetto neoclassico dell’accademia britannica a valle Giulia. I ragazzi che arrivarono per le foto non avevano le idee chiare: «Bisogna vestirsi da achei? Da proci? Da porci?». Chi fa la parte di Adone con la testa da cinghiale. Chi arriverà poi al party in coppia e scendendo dall’auto grida: «Io sono Zeus», «io sono Leda», «ci amiamo come due cigni». Peccato che un posteggiatore li incrocia e, come si dice a Roma, imbruttisce: «A dementiiiii!».