Assalto al fortino Google, la Francia chiede un miliardo

Esigue tasse pagate, proprietà intellettuale
e utilizzo delle infrastrutture informatiche:
cresce la pressione sul motore di ricerca

di Barbara Corrao

ROMA - Il nome è già pronto: in Francia la chiamano Google tax e vale almeno un miliardo. Tanto rischia di dover spendere il colosso della ricerca su Internet se non arriverà, entro Natale, ad un accordo con gli editori d’Oltralpe. La partita sul riconoscimento di un valore equo per l’utilizzo dei contenuti che Google prende sul Web e indirizza attraverso il suo motore di ricerca, sta dunque per entrare in una fase decisiva. La Francia l’ha sposata al massimo livello quando, a fine ottobre, il presidente François Hollande ha incontrato il numero uno di Google Europe Eric Schmidt e lo ha messo con fermezza di fronte al suo aut aut: o si arriva ad un accordo o Parigi varerà una nuova legge sul diritto d’autore.

E per rendere più efficace il messaggio, l’Agenzia francese delle imposte avrebbe rivendicato un arretrato di 1 miliardo (1,7 secondo il Canard enchainé) in quattro anni.

Ma il pressing su sul colosso di Mountain View non è solo francese. Italia e Germania si sono mosse in sintonia, il Regno unito sta valutando le sue mosse e persino l’Australia ha presentato il suo conto.
La controversia nasce dalla differenza tra gli enormi guadagni della multinazionale del Web e le bassissime tasse che paga nei paesi dove opera, al di fuori dagli Usa. Un flusso di denaro che non sfiora nemmeno da lontano i produttori dei contenuti informativi cui attinge gratis Google News e lascia altrettanto a secco i proprietari delle reti su cui viaggia Internet, che invece investono cifre rilevanti proprio per rendere più veloce l’accesso al Web e quindi la profittabilità, del sistema.

L’intreccio di questi tre fattori - tasse, proprietà intellettuale, contributo agli investimenti infrastrutturali - è al centro del braccio di ferro. Che non riguarda solo Google ma anche gli altri colossi che costruiscono i propri servizi over the top, cioè al di sopra della rete: Amazon e Apple in primis.

CONTI E DIRITTI

La pubblicità online è valutata in Italia circa 1,2 miliardi l’anno. La quota di questa torta attribuita a Google è di circa il 50%, cioè più o meno 560 milioni (tolti i costi). Su questa cifra il colosso Usa sarebbe tassato al 31,4% in Italia (Ires più Irap) cioè pagherebbe 178 milioni. Invece ne ha versati 1,8 su un fatturato dichiarato di 44,075 milioni dopo una triangolazione, possibile utilizzando le leggi correnti e l’elusione legale, tra Irlanda, Olanda e Bermude. In Irlanda, infatti, dove ha sede la holding europea di Mountain View, le imposte corporate sulle aziende sono del 10%. Ecco perché c’è chi invoca, come il deputato Pd Stefano Graziano, una «clausola Ryanair» (inserita da Corrado Passera nell’ultimo decreto sviluppo) per pagare le tasse qui.
Mountain View ha sempre dichiarato di rispettare le leggi attuali sulla proprietà intellettuale e quelle sulle disposizioni fiscali, e finora ha fatto muro ribattendo, anzi, che se arriverà la nuova legge voluta da Hollande smetterà di indirizzare gli articoli francesi. Oggi, però, ribattono gli editori, il 30% delle ricerche via Google va a cercare notizie ma solo il 6% arriva ai siti da cui provengono. La partita è dunque aperta. Quella sulle infrastrutture si giocherà alla conferenza Onu di Dubai il 4 dicembre.


domenica 25 novembre 2012



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1 commenti presenti
La lingua per piacere, la lingua
over the top???? L'autore intendeva chiaramente "on top": non c'è più nessun correttore di bozze nei giornali italiani? E, suvvia, perché non rendere il concetto in italiano (sfruttare, far leva, appoggiarsi)?
Commento inviato il 2012-11-26 alle 12:09:00 da Giulio
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